Contro il cancro il governo non spende

Il grafico della settimana

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Alla Conferenza nazionale della Sanità di due settimane fa organizzata dal ministro Rosy Bindi al solo scopo di incensare la sua riforma accentratrice e incostituzionale, la questione non è stata nemmeno sfiorata. Certamente perché avrebbe clamorosamente contraddetto l’assunto bindiano secondo cui la salute, o è statale o non è. Eppure i numeri parlano chiaro: l’Italia esce totalmente perdente da un confronto con Stati Uniti ed Unione Europea per quanto riguarda il finanziamento pubblico della ricerca contro il cancro. Aveva sollevato la questione il quotidiano “Il Giorno” all’inizio del mese, mostrando come gli stanziamenti statali italiani per la ricerca anticancro siano, in proporzione al prodotto interno lordo (pil), la metà di quanto si stanzia mediamente nell’Unione Europea e meno della metà di quanto si stanzia negli Stati Uniti. Ora noi vogliamo un altro aspetto, che rappresenta un'”aggravante” della posizione italiana: l’incidenza della mortalità per cancro fra i maschi è in Italia sensibilmente più alta della media europea e di quella Usa, mentre la mortalità fra le femmine è in linea con quella media dell’Unione Europea e più bassa di quella statunitense.

La realtà è dunque questa: gli italiani, in particolare quelli maschi, muoiono mediamente più degli altri europei, ma lo Stato spende mediamente meno dell’Europa dei 15 per salvarli. Qualcuno potrebbe essere tentato di stabilire un legame causa ed effetto, e concludere che proprio perché l’impegno pubblico scarseggia il tasso di mortalità oncologico è tanto alto. La deduzione può essere prematuro, ma un fatto è accertato: “In Italia -ha scritto Giancarlo Calzolari- accade che persino le iniziative positive vengano penalizzate. In questi ultimi tempi le autorizzazioni per le nuove sperimentazioni non solo non vengono finanziate, ma addirittura non vengono accettate. La conseguenza è che la ricerca scientifica evita di entrare nel nostro paese e le sperimentazioni vengono dirottate verso altri lidi ben disposti nei confronti della ricerca clinica. Per questo i medici oncologi hanno chiesto durante il loro congresso scientifico che l’autorizzazione per la sperimentazione di nuovi farmaci, in prima utilizzazione sull’uomo, venga rilasciata entro due mesi dalla presentazione della documentazione. L’attuale centralizzazione delle autorizzazioni costituisce un grave ostacolo”.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •