Quando li faceva Tremonti, tutti si indignavano per i condoni tombali. Ora chiamateli «sanzioni ridotte»

Quando era il ministro di Berlusconi a giustificare la pratica per incassare soldi per lo Stato, l’indignazione montava. Oggi Repubblica cambia le carte in tavola

Governo Berlusconi II, 10 ottobre 2002, Repubblica: «Ennesimo condono tombale». Governo Berlusconi IV, 12 luglio 2009, Repubblica: «Colpo di spugna sui capitali all’estero». Governo Letta, 14 febbraio  2013: Repubblica: «Formalmente non sarà un condono ma una sanzione (ridotta) dopo una dichiarazione volontaria per chi fino ad oggi ha tenuto dei fondi in un paese che tutela il segreto bancario». Nei fatti è un condono fiscale quello che Agenzia dell’Entrate e governo stanno ultimando con lo scopo di incassare quanto basta per non aggravare ulteriormente il peso del fisco sui contribuenti.

5 MILIARDI, COME SEMPRE. Quando era Giulio Tremonti a giustificare la pratica del condono per incassare soldi per lo Stato, l’indignazione montava: la gran parte dei media definiva i suoi scudi, “beffe”, “ladrocini” nei confronti dei contribuenti onesti. Oggi come allora, però, è con un rientro di capitali dall’estero che lo Stato prevede di incassare 5 miliardi e tasse sulle plusvalenze per circa 300 milioni ogni anno, soprattutto dai capitali in Svizzera. Un’uguaglianza che dimostra come la realtà cambia di nome ma non nei fatti e che alla fine l’unica alternativa dei governi alla tassazione per racimolare miliardi è il condono.

FINE DEL SEGRETO IN SVIZZERA. Il condono non sarà uno scudo fiscale: «Non è prevista tutela dell’anonimato degli italiani che fino ad ora hanno nascosto i loro soldi in Svizzera», assicura Repubblica. È probabile che il prelievo finale sarà attorno al 12 per cento. Il doppio di quello di Tremonti. Condono più rigoroso perché il governo Letta è più bravo di quello Tremonti? Ovviamente no. L’unica differenza fra i condoni di Tremonti e quelli del governo Letta l’ha fatta la Svizzera, dove ormai sembra in via di abolizione il segreto bancario: «Le banche svizzere, a differenza del passato», scrive Repubblica, «non hanno più molto entusiasmo per clienti italiani, tedeschi o britannici in situazione illegale». «Gli arresti per evasione dei banchieri di Ubs negli Stati Uniti, lo stritolamento della secolare banca Wegelin di San Gallo per lo stesso motivo, lo scandalo della lista Falciani della Hsbc di Ginevra spingono gli svizzeri a cambiare».