Con la Ferrari vince la macchina, non l’uomo

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L’Italia esporta molti prodotti, ma solo due sono universalmente riconosciuti come nostri in tutto il mondo: Sophia Loren e la Ferrari. Due femmine, una donna e un’automobile. Gli americani ci invidiano solo per loro, Sophia l’hanno adottata, aprendole tutte le porte, da Hollywood alla Casa Bianca, la Ferrari l’hanno comprata e messa in garage. La Ferrari è un’auto da ricchi, di portafoglio e di fede. La Ferrari è un mito di tutti. La Ferrari provoca uno strano fenomeno in chi la segue: la marginalizzazione del pilota. Esistono un campionato piloti e uno costruttori, ma, nel caso della Ferrari, la competizione è unificata. Per cui, domenica, quando Schumacher si è schiantato contro un muro di gomme nel gran premio di Silverstone, abbiamo tutti pensato alla macchina e dopo al pilota, abbiamo pensato al campionato del mondo che diventerà difficile da vincere. Il povero Schumacher si è rotto una gamba e ha tutta la nostra comprensione. La macchina di più, perché sono 20 anni che non si vince un titolo Mondiale e questo fa male al cuore. La corsa è continuata – show must go on – Hakkinen è uscito, Irvine è arrivato secondo. Sta andando bene l’irlandese che vogliono sostituire a fine stagione, si potrebbe puntare su di lui. Vai Eddy. E poi parla italiano, al contrario di quel tedesco (non mi viene il nome) che pilotava la Ferrari fino a qualche tempo fa.

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