Con i fondi europei non si potranno tagliare le tasse

Lo «Strumento per la ripresa» da 750 miliardi è un passo avanti, ma è molto diverso da come l’hanno presentato alcuni giornali e «le sfide da superare per approvarlo sono enormi»

Il fondo da 750 miliardi proposto mercoledì dalla Commissione Europea per aiutare i Ventisette a uscire dalla recessione è «un passo importante», come scrive su Repubblica Carlo Cottarelli, perché per la prima volta viene proposto ufficialmente un meccanismo di condivisione del debito. Ci sono tante altre cose, però, che il Next Generation Eu, come lo ha chiamato in modo altisonante la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, sicuramente non è.

TUTTI I NUMERI DELLO «STRUMENTO PER LA RIPRESA»

Innanzitutto, al contrario di quanto dichiarato dal premier Giuseppe Conte, non è né una vittoria dell’Italia né «l’occasione della vita». Anche il titolo di Repubblica («All’Italia 172 euromiliardi») è fuorviante. In nessun caso, poi, sarà possibile realizzare quanto vagheggiato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio in coro con il presidente del Consiglio: «La priorità è abbassare le tasse, usiamo i soldi del Recovery Fund».

Lo «Strumento per la ripresa» sarà un intervento eccezionale agganciato al bilancio Ue 2021-2027. Sarà finanziato da emissioni di bond da parte della Commissione e ripagato attraverso l’introduzione di tasse europee. Sono previsti 500 miliardi di sovvenzioni e 250 miliardi di prestiti a lungo termine. Questi fondi potranno essere spesi solo nei settori più colpiti dalla crisi e solo previo accordo con Bruxelles sul loro utilizzo. L’Italia potrebbe ricevere al massimo 172,7 miliardi, di cui 81,8 di trasferimenti e 90,9 di prestiti. Il nostro paese verserebbe però anche 60 miliardi al fondo. Tolti i prestiti dunque, cui non è scontato che l’Italia farà ricorso visto il suo debito già molto alto («non sempre il gioco vale la candela», scrive giustamente sul Giornale Francesco Forte), dovrebbero restare una ventina di miliardi.

Nonostante Conte abbia più volte ricordato ai partner europei che i fondi servono subito, perché la crisi che minaccia la chiusura delle aziende si fa sentire adesso, non arriveranno sicuramente prima di un anno. E non tutti insieme: saranno spalmati tra il 2021 e il 2024. L’Italia potrà quindi ricevere circa 6/7 miliardi all’anno per quattro anni.

«CON IL FONDO NON SI POSSONO TAGLIARE LE TASSE»

Il Next Generation Eu è però ancora lontano dall’approvazione. La proposta verrà discussa una prima volta il 19 giugno, ma Angela Merkel ha già dichiarato che una riunione sarà insufficiente e ne serviranno altre. Il motivo è ovvio: da un lato c’è da trovare un accordo sull’entità del bilancio, su cui gli Stati sono fermi da due anni, dall’altro i paesi nordici (Austria, Svezia, Danimarca, Olanda) chiedono che vengano stanziati molto meno di 750 miliardi e che la ripartizione dei fondi tra sovvenzioni e prestiti sia sbilanciata verso questi ultimi. Inoltre, pretendono che le condizioni per utilizzarli siano molto stringenti e vadano oltre l’indicazione di settori precisi dove investirli come ora. Infine, il Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) ha dichiarato che non accetterà che la maggior parte dei fondi vadano a Italia, Spagna e Francia, i paesi europei più colpiti dalla pandemia.

Come scrive il Financial Times, insomma, «le sfide da superare sono enormi». Soprattutto perché questi fondi arriveranno tardi e non saranno utilizzabili a piacimento. Scrive bene Cottarelli:

«Attenzione però. Per quest’anno dovremo continuare a contare, in termini di sostegno da istituzioni europee, su Bce, Sure e Mes sanitario. Le risorse saranno rese disponibili ai Paesi solo dopo che questi avranno chiaramente indicato cosa intendono farne. Qui già ci stiamo sbizzarrendo con le proposte più varie, compreso quella di utilizzare le risorse per ridurre l’Irpef. Ricordiamo però che le risorse europee sono disponibili solo temporaneamente per cui occorrerebbe utilizzarle per finalità temporanee, non per misure permanenti quali un taglio della tassazione. E ricordiamo anche che gli usi devono essere conformi alle raccomandazioni della Commissione sulle riforme di cui l’Italia ha bisogno, recentemente espresse come parte del cosiddetto “semestre europeo”».

«IL PROBLEMA È CONTE»

Per fortuna, scrive ancora Cottarelli, «sono raccomandazioni condivisibili». Tuttavia non è certo quell’intervento rapido e corposo (al pari di quelli adottati da Giappone e Stati Uniti, ad esempio) su cui il governo italiano faceva affidamento per rilanciare la propria economia. Non a caso, nota ancora Repubblica, «i tempi lunghi sono un problema di non poco conto. Per questo il governo torna a valutare i 36 miliardi del Mes».

Per quanto il fondo sia distante anni luce dalle aspettative della prima ora (solo a fine marzo si parlava di «duemila miliardi»), l’Unione Europea fa un passo avanti e, come dichiarato a tempi.it da Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia, anche il nostro paese deve fare la sua: «Mai nella storia dell’Unione Europea ci sono state maglie così larghe. E noi cosa facciamo? Una manovra da 55 miliardi di euro (tutti regalati, re-ga-la-ti, dalla Bce) per “rilanciare” il paese a colpi di sussidi! E nulla, nulla, nulla di nulla per le imprese. Cioè nulla per chi è chiamato a generare quel prodotto interno lordo che dovrebbe tenere sotto controllo la famosa frazione debito/Pil. Ecco perché il governo Conte deve andare a casa ieri, non domani».

Foto Ansa