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Come si vive in una relazione poliamorosa

giugno 21, 2016 Benedetta Frigerio

La storia di Gracie, i suoi partner e i suoi figli: «Ero annoiata ma non posso dire che sia facile. Uno dei limiti del “poliamore” è la gelosia»

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A raccontare il “poliamore”, il fenomeno che cominciò a venire alla luce negli Stati Uniti insieme alle istanze sul matrimonio fra persone dello stesso sesso una decina di anni fa, è Gracie, insegnante di Pilates di 48 anni, membro della “ethical non-monogamy community” della California. L’aggettivo “etico”, associato alla comunità del “poliamore”, si basa sul fatto che chi vi partecipa è consapevole e consenziente. Ovviamente non importa l’impatto che queste relazioni possono avere sui figli, figurarsi sulla società: «Se i miei figli mi chiedessero di smettere di essere poliamorosa non li ascolterei. Non posso smettere di essere quella che sono», ha detto Gracie in un’intervista. «Non posso smettere di vivere uno stile di vita che è mio».

SCAMBI E SEPARAZIONI. Gracie, madre di due figli, era sposata con Hank, finché sei anni fa, presa dalla noia per la routine, ha deciso di convivere con un altro uomo, Oz, e i suoi due figli e con un’altra donna, Valerie. Unite da una relazione sentimentale per quattro anni, le coppie si sono scambiate e si sono poi separate. Gracie ha quindi sposato in seconde nozze Oz, sebbene entrambi continuino ad avere relazioni extraconiugali. L’insegnante di pilates ha sottolineato che «la vita domestica può diventare davvero noiosa (…), lo svantaggio della monogamia è la monotonia». E ha quindi dichiarato di aver vinto la depressione di uno stile di vita borghese con «il sesso fuori dal matrimonio». Così, da triste che era, ora «qualunque cosa mi faccia felice e mi dia energia mi rende una madre migliore». In effetti, se il criterio di scelta è il piacere fugace, si capisce perché «la “ethical non-monogamy community” è un mondo sessuale positivo».

GLI EFFETTI. Uno dei figli della coppia, Tullulah, ha ammesso: «Avevo circa 10 o 11 anni quando i miei genitori mi fecero sedere e mi dissero che avrebbero iniziato ad avere amici speciali. Capii che questi amici speciali erano qualcosa di più e mi spaventai». Ora «sono convinto che questo ha influito sul mio modo di guardare alle relazioni perché ora so che posso amare come voglio e fare dei rapporti ciò che voglio». Come dice sua madre, «fare sesso al di fuori del matrimonio mi rende una madre favolosa». Anche se, più che un genitore, Gracie pare un’amica: «Sono positiva verso il sesso e non cerco di controllare le loro vite (dei figli, ndr)».

«NON SIAMO FATTI COSI’». Ma cosa può spingere una donna fino a farle accettare che altre prendano il suo posto agli occhi del marito o del fidanzato? Gracie parla appunto della noia per cui «è divertente esplorare e uscire fuori e avere nuove esperienze». Eppure ammette di dover combattere con la gelosia per il fatto di non essere l’unica per Oz: «Divento totalmente gelosa quando Oz incontra altre persone». E questo è solo «uno dei grandi limiti di tutto questo (…). È come se tutto il furore mi salisse dalla schiena fino al collo e non è una bella sensazione e una cosa competitiva».
Nel 2009, quando si cominciava a parlare del fenomeno, il Newsweek ammise, di fatto, che la natura umana è fatta per l’esclusività: «Il “poliamore” potrebbe sembrare il paradiso ad alcuni: una varietà di partner danno sapore e sollievo alla familiarità e la noia che condanna molte coppie». Ma forse la via d’uscita non è l’infedeltà, dato che «anche se si può cercare di superarsi, le coppie poliamorose “combattono contro madre natura” quando ci provano, spiega la biologa antropologa Helen Fisher, professoressa della Rutgers University». E il marzo scorso, quando la Direct tv ha lanciato la prima serie sul poliamore, titolata “You Me Her”, Fisher ha ribadito: «Condividere lo sposo o il partner è difficile per l’animale umano, non siamo stati fatti così».

Foto da Shutterstock

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