Paradossi e pennellate di “Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri”, il saggio di Andrea Moro che usa il linguaggio come chiave per spiegare l’universo
Scrive Andrea Moro a pagina diciannove di questo libro “elementare”, potrei anche dire “atomico”: «Come si può leggere senza annotare a matita?». E mi coglie esattamente come sono, con la matita in mano che scorre le righe pronta a sottolineare e ad appuntare.
Ci sono libri che ti sfidano, con i quali discuti, obbietti, litighi, poi ti riappacifichi. Questo non te ne dà il tempo, ti obbliga a seguirlo nella sua logica, nella sua enunciazione di dati di fatto, nel permutato ordine solo (scoprite da voi che vuol dire) con cui rilegge il De rerum natura di Lucrezio. Sono centoquarantaquattro pagine (più note) che non ti danno tregua, non ti puoi rilassare un attimo, (ri)posare il cervello né posare la matita.
L’impronta digitale dell’essere umano
Andrea Moro rilegge Lucrezio perché il libro gli era rimasto sulla scrivania nel passaggio da una sezione all’altra della sua libreria. Un’esigenza di ordine che ha creato un po’ di caos nel suo studio e (per caso?) è diventata un’occasione. Andr...
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