«Combattiamo l’aborto, diventiamo la Francia». Dove si abortisce il doppio che in Italia

Svolta «epocale»: l’Emilia-Romagna vuole combattere l’aborto e aumentare la natalità con la contraccezione gratuita. Tutto normale, no?

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Contraccettivi gratuiti distribuiti come viveri in guerra per gli affamati. L’elicottero umanitario è partito a maggio in Emilia-Romagna, quando è diventata operativa una delibera della giunta regionale in vigore dal 1 gennaio 2018, «ma non lo sa quasi nessuno», scrive preoccupata Repubblica. Eppure si tratta di una «misura epocale», spiega al quotidiano il responsabile dei consultori di Bologna Claudio Veronesi, raccontando che in poco più di un mese al Poliambulatorio Roncati hanno già fatto richiesta di contraccettivi gratis 103 donne: la stragrande maggioranza ragazzine tra i 14 e i 19 anni, quasi tutte italiane, alle quali si aggiungono una decina di donne tra i 20 e 26 anni, «quasi tutte hanno chiesto la pillola».

TUTTE VOGLIONO LA PILLOLA. Lunedì 6 novembre 2017 la giunta regionale dell’Emilia-Romagna aveva infatti deliberato «l’erogazione gratuita dei seguenti metodi contraccettivi»: contraccettivi ormonali (orali, transdermici e per via vaginale), impianti sottocutanei, dispositivi intrauterini (Iud al rame o con rilascio di progestinico), contraccezione d’emergenza (ormonale o Iud al rame), preservativi femminili e maschili. Questo per tutti i cittadini e le cittadine fino ai 26 anni: il provvedimento si estende anche alle donne fino ai 45 anni disoccupate o “con esenzione di lavoratrici colpite dalla crisi” dopo un aborto o nell’immediato post partum. Dice Veronesi che «finora la “pillola” viene distribuita in consultorio, dopo la visita ginecologica, ma tra qualche mese speriamo che le ragazze possano ritirarla anche nelle farmacie ospedaliere. La pillola può costare fino a 15/16 euro al mese e poi ci sono le visite di controllo. In Italia purtroppo siamo ancora molto indietro, e forse non è un caso che in Francia, paese con accesso alla contraccezione doppio rispetto a noi, la natalità sia anche più alta».
L’importanza del provvedimento e la sua motivazione ideale sta tutta nel testo della delibera regionale in cui si ricorda che «la quota di donne residenti che nel 2016 ha già avuto un’esperienza di interruzione volontaria di gravidanza è stata del 31 per cento. L’interruzione di gravidanza è un intervento che comporta rischi, anche se ridotti per la salute riproduttiva futura della donna ed è pertanto prioritario mettere in campo tutte le azioni per ridurre il fenomeno».

SIAMO MENO FERTILI. E cosa fa la Regione, quindi? La svolta epocale: nell’elenco entusiasta di “contraccettivi” stilato da Repubblica troviamo «pillole, spirali, anelli, pillole del giorno dopo, impianti sottocutanei». A parte che la pillola del giorno dopo non è un contraccettivo, è abortiva o meno a seconda di quando viene assunta nel corso del ciclo ovarico, ricordiamo che nessuno sta conducendo a proposito di contraccettivi orali studi seri: come aveva spiegato a tempi.it Emanuela Lulli, ginecologa bioeticista, «sono molte le donne che assumono questi preparati anche quando non ce ne è bisogno per “sicurezza”, questo non fa che rovinare l’apparato riproduttivo. Anche per questo non trovo corretto mettere in relazione la riduzione del numero degli aborti con l’aumento delle vendite di questo farmaco: gli aborti calano, sì, ma perché la popolazione sta diventando meno fertile. E le donne che arrivano all’interruzione volontaria di gravidanza arrivano sempre più spesso da una storia contraccettiva che non ha funzionato».

MA QUALE ESEMPIO FRANCESE. Quanto al «non è un caso che in Francia, paese con accesso alla contraccezione doppio rispetto a noi, la natalità sia anche più alta», ci limitiamo a ricordare a Repubblica che il tasso degli aborti in poco più di dieci anni è aumentato del 14-15 per cento e che nel 2016 le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 211.900: più del doppio del numero di aborti italiani a parità di popolazione.

Foto Shutterstock pillola contraccettiva orale

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