Coldiretti, Moncalvo: protestiamo per difenderci (e difendervi) dai prosciutti “italiani” fatti con maiali stranieri

Il presidente dell’associazione degli agricoltori spiega le ragioni della protesta al Brennero: «Chiediamo l’etichettatura con l’indicazione completa degli alimenti». Nel 2013 chiuse 32 mila aziende e persi 36 mila posti di lavoro

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Ieri mattina migliaia di agricoltori e coltivatori della Coldiretti hanno occupato la frontiera del Brennero tra Austria e Italia, impedendo il passaggio dei Tir. Lo hanno fatto per protestare contro «l’assenza di una norma completa ed efficace di etichettatura con l’indicazione completa degli elementi che costituiscono i cibi che mangiamo», spiega a tempi.it il presidente di Coldiretti nazionale, Roberto Moncalvo. «Siamo davanti a un problema non solo per il produttore ma anche per il consumatore, che è convinto di comprare un prodotto made in Italy. Invece, dal latte al prosciutto crudo di marchio italiano, sono tanti i prodotti realizzati con materie prime che provengono dall’estero. Ma non possiamo nemmeno sapere bene da dove, perché i dati sono “segretati” dal ministero della Salute». Coldiretti ha presentato uno studio, realizzato con Unioncamere, nel quale si scopre che solo nei primi nove mesi del 2013 sono state chiuse 32.500 aziende agricole e persi 36 mila posti di lavoro. Intanto l’import di alimenti è aumentato. Nel corso della protesta, Coldiretti ha ottenuto che i Nas dei carabinieri ispezionassero i Tir in transito al valico: ed ecco, in effetti, apparire nelle celle frigorifere fiumi di latte polacco e cosce di prosciutto tedesche e olandesi; poi ancora patate tedesche destinate a Palermo e fiori olandesi per Treviso.

Moncalvo, cosa chiedete e com’è possibile che accada tutto questo?
La verità è che noi siamo messi in concorrenza con paesi extraeuropei dove per altro le norme sulla produzione e sull’igiene dei prodotti, come il rispetto dei lavoratori sono molto diversi e nulli rispetto alle nostre. Chiediamo che venga riportato sull’etichetta di ogni alimento da dove arriva il grano usato per la pasta italiana o il maiale del nostro prosciutto. Se l’unico elemento di riferimento per un grande produttore non è la qualità della materia prima, ma il prezzo, accade infatti quello che sta accadendo nelle filiere del prosciutto e della lavorazione dei maiali. Nell’ultimo anno abbiamo perso 650 mila maiali, in un momento in cui le importazioni delle industrie che producono prosciutti invece parallelamente stanno aumentando, anche nell’ordine del 200-300 per cento. Perché deve entrare in crisi una filiera italiana? Questo calo si è tradotto in una riduzione di 8 mila posti di lavoro: sono lo stesso numero di lavoratori di stabilimenti come Mirafiori o Cassino. Immaginiamo cosa accadrebbe se chiudessero fabbriche così grandi, che mobilitazione ci sarebbe. Ecco perché siamo scesi in strada oggi.

Pensate che protestare al Brennero risolva il problema?
Non stiamo facendo una battaglia di nazionalismo. Ma vogliamo rialzare i toni su un tema fermo dal 2011. All’epoca siamo arrivati a far approvare dal parlamento l’obbligo di etichettatura (l’indicazione di origine in etichetta per i prodotti agricoli). Solo che dopo la legge è rimasta lettera morta, non sono stati fatti i decreti attuativi.

Ma secondo i dati della vostra denuncia, la crisi è cominciata nel 2007 e proseguita fino al 2013, anche a prescindere dalla norma sull’etichettatura.
Sì, e la crisi proseguirà, ma noi che la situazione dei prodotti made in Italy sia tragica lo denunciamo almeno dal 2004, se non dal 2000. Solo nel 2011 l’Unione Europea ha deciso di imporre l’etichettatura per la carne suina a partire dalla fine del 2013, ma poi nei fatti nemmeno questa norma è stata applicata. Oggi due prosciutti su tre venduti in Italia non sono prodotti con maiali italiani, ma questo i consumatori non lo sanno, e sono pronti a pagare magari di più per un prodotto con il marchio Made in Italy. Noi agricoltori vogliamo continuare a svolgere il compito che ci spetta, quello di curare e rendere più bella la nostra terra, e il nostro paese. Permetteteci di farlo.

Oggi al Brennero è arrivata anche il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo. Cosa vi ha risposto?
Il ministro ha risposto in modo positivo alle richieste della nostra mobilitazione, quindi di portare avanti il percorso di trasparenza, e di mettere fine al paradosso di non sapere – in un contesto di libera circolazione delle merci – da dove provengono i prodotti importati. I dati sui prodotti alimentari importati dall’estero infatti non vengono divulgati dal ministero della Salute, l’unico a possederli, se non in caso di emergenza sanitaria. Noi chiediamo che siano sempre disponibili a tutti, perché i consumatori devono sapere.

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