Coi soldi delle bombe si compra l’Albania

Il grafico della settimana

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Ci saranno pure fattori economici che spiegano la guerra del Kosovo e i bombardamenti sulla Serbia, ma certamente si fa fatica a vederli se ci si mette dal punto di vista dei paesi confinanti con la Repubblica federale jugoslava e le sue turbolente province. Un rapido raffronto fra i costi di due mesi di incursioni Nato sul regno di Slobodan Milosevic (basati su stime del Financial Times) e il prodotto interno lordo (pil) dei paesi vicini, cioè la ricchezza prodotta annualmente da ciascuno di essi, mostra squilibri abissali e l’assurdità economica di uno sforzo militare sproporzionato alle potenzialità attuali della regione: rispetto ai 6 miliardi di dollari che sono costati i primi 60 giorni dell’intervento Nato, il pil albanese è meno della metà della spesa attuale per la guerra, quello macedone è poco più di un terzo, quello boosniaco poco meno di un terzo, mentre quello bulgaro è pari a poco più di una volta e mezzo.

Insomma, per realizzare la cifra equivalente a quella finora spesa per bombardare Belgrado e gli obiettivi serbi in Kosovo gli albanesi dovrebbero lavorare per quasi due anni e mezzo senza consumare nulla, i macedoni quasi tre, i bosniaci, poveretti, più di tre; più fortunati croati, rumeni e ungheresi (anche perché più numerosi): a loro bastano rispettivamente quattro mesi, due mesi e mezzo e meno di quaranta giorni. Oppure, se vogliamo guardare la cosa da un altro punto di vista, potremmo dire che coi soldi della bombe si può “comprare” per due anni di seguito l’Albania, e avanzare 1 miliardo di dollari, oppure “affittare” la Macedonia e la Bosnia insieme, la prima per due anni e la seconda per uno. Del resto, se diamo retta alle stime di un inserto economico di Le Monde dell’aprile scorso, che valutava a 1 miliardo di dollari circa il pil del Kosovo, a quest’ora coi soldi spesi per la guerra la piccola regione della Repubblica federale jugoslava si poteva acquistare sei volte di seguito! Merita infine di essere menzionato il fatto che l’attuale guerra Nato-Serbia è già costata più della guerra arabo-israeliana dei Sei Giorni (conto finale:
3 miliardi di dollari) e di quella delle Falklands/Malvinas (5 miliardi). I conflitti di questo secolo che hanno bruciato più risorse sono la guerra del Vietnam (720 miliardi di dollari), la Prima Guerra mondiale (2.850 miliardi) e la Seconda Guerra mondiale (4.000 miliardi).

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