Cleopatra, il colossal «concepito nell’isteria, girato nel casino, montato nel panico» torna al cinema

Il peplum con Liz Taylor e Richard Burton, che ha quasi mandato in rovina la 20th Century Fox, di nuovo sul grande schermo in versione rimasterizzata

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In occasione dei primi cinquant’anni del film Cleopatra, il circuito Space Cinema riproporrà domani il colossal del 1963 diretto dal regista Joseph L. Mankiewicz, dopo aver presentato in anteprima la versione rimasterizzata al Festival di Cannes. Un film controverso, che lo stesso regista definirà in un’intervista: «Concepito nell’isteria, girato nel casino, montato nel panico».

RITARDI. La pellicola, regina del box office del 1963 con 57 milioni di dollari incassati nei primi giorni di uscita, costò l’incredibile cifra di 42 milioni di dollari, ben 40 in più dei due milioni previsti inizialmente e rischiò di mandare in fallimento la 20th Century Fox. La produzione del film comincia nel 1960, con Rouben Mamoulian alla regia e Stephen Boyd e Peter Finchi chiamati a interpretare Marco Antonio e Giulio Cesare. Si gira nei teatri di posa londinesi di Pinewood. Il clima non aiuta la produzione e nemmeno gli attori: la diva Liz Taylor, che era riuscita a strappare un contratto di un milione di dollari, si ammala di polmonite a causa della temperatura rigida ed è costretta al ricovero urgente in ospedale, con conseguente tracheotomia. Con il risultato di un rallentamento eccessivo delle riprese, che vengono spostate a Roma, dove il clima più mite avrebbe permesso la guarigione della Taylor e la conservazione delle piante esotiche utilizzate per il set. Ma sono passati già sei mesi, la produzione licenzia il regista e lo sostituisce con Mankiewicz. Sul set arriva anche Richard Burton, chiamato a occupare il posto di Marco Antonio, lasciato vacante da Boyd.

SCANDALO. L’incontro tra il bel Burton e l’attrice dagli occhi viola culmina in una relazione scandalistica: Burton infatti è sposato, ma non fa nulla per nascondere il suo amore per Liz Taylor, con cui convolerà a nozze l’anno seguente, nonostante le crisi e le litigate. Intanto, sul set il tempo corre veloce, la produzione continua a tirare fuori migliaia di dollari per qualsiasi cosa, dalle scenografie epiche ai costumi pomposi. Mankiewicz, dal canto suo, si trova tra le mani sei ore di film, riesce ad arrivare a quattro ore complessive e chiede ai produttori di dividere il materiale in due film separati, ma la 20th Century Fox si oppone e il film subisce un ulteriore taglio, arrivano alla sua forma definitiva di 243 minuti. Quella stessa versione che arriva domani nelle sale italiane, per raccontarci una grande storia d’amore e di cinema.

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