Cinema italiano: quali obiettivi e quali strumenti?
Filippo Cavazzoni traccia un quadro interessante, appassionato e, per alcuni versi, impietoso dello stato dell’industria audiovisiva italiana. Non sottolineo i molti meriti e i dati interessanti, ma mi limito ad alcune osservazioni complementari.
La focalizzazione sulle sale mi sembra eccessiva. È da almeno 50 anni che le sale, nel mercato statunitense, non sono più centrali nei ricavi di un film, da quando c’è stato lo sviluppo della tv via cavo negli anni Settanta e poi con lo sviluppo dell’home video negli anni Novanta. In quel decennio le sale per i film di Hollywood rappresentavano meno di un quarto dei ricavi complessivi, con l’home video (videocassette e poi videodischi) che si ritaglia da solo oltre la metà.
Anche in Italia dagli anni Novanta, con l’avvento dell’home video, le sale rappresentano una quota minoritaria (15-20%) della spesa dei consumatori e ancora meno dei ricavi di un produttore.
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