Cina, si fanno il segno di croce: 15 cristiani arrestati

Da un mese nel mirino della polizia cinese, che ne ha già arrestati 260, i cristiani di Shouwang, che non sono riconosciuti dal governo, sono costretti a pregare all’aperto e per questo arrestati. Alcuni dei fedeli dichiarano «di sentirsi felici» perché il carcere è stata la possibilità di mostrare che la fede è irriducibile al potere

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Colti in flagrante mentre si facevano il segno di croce, altri 15 cristiani sono stati arrestati l’8 maggio dalla polizia cinese. Le autorità di Pechino, dopo i 260 arresti dell’ultimo mese (alcuni sono stati rilasciati, altri si trovano agli arresti domiciliari), continuano a minacciare la comunità protestante di Shouwang. Questo succede da tempo senza alcun richiamo da parte della comunità internazionale e nonostante le proteste di attivisti democratici, che anzi vengono a loro volta arrestati.

La comunità di Shouwang, che possedeva edifici e luoghi di culto espropriati dallo Stato, ha iniziato a pregare all’aperto nell’attesa di essere riconosciuta dal governo come chiesa ufficiale. In Cina, infatti, non è concesso a nessuno di vivere la propria fede, sia privatamente sia pubblicamente, se non in chiese ufficialmente riconosciute dal Partito. Nel caso specifico le autorità pechinesi chiedono che tutti i protestanti si riuniscano in un solo gruppo, il Movimento delle tre autonomie, l’organizzazione ufficiale controllata dal governo.

Ma i Cristiani di Shouwang si sono sempre rifiutati di aderire a un Movimento che ritengono «troppo sottomesso al partito e non a Dio». Per questo il governo non prende in considerazione la richiesta di riconoscimento della comunità, che non è disposta a vivere la fede secondo i dettami statali. Anzi. Con i numerosi sfratti, che hanno lasciato molti cristiani senza casa, gli arresti, le angherie, le minacce e i fermi domiciliari, la convinzione e la forza di questa comunità sembrano irrobustirsi. Alcuni dei fedeli hanno addirittura dichiarato «di sentirsi felici» perché il carcere è stata la possibilità di mostrare che la fede è irriducibile a qualsiasi potere. Anche in prigione infatti hanno pregato e cantato insieme, «contenti di annunciare il Vangelo alle guardie della prigione».

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