«In Cina la repressione dei cristiani sta tornando ai livelli di Mao. Ma i fedeli aumentano»

Nel 2030 i cristiani in Cina potrebbero essere 250 milioni. Intervista a don Sergio Ticozzi, missionario a Hong Kong: «Disillusi dal comunismo ateo, tanti cinesi trovano nella Chiesa una ragione per sperare»

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Yang Fenggang, sociologo e autore di numerosi studi in Cina, ha stimato che sotto il regime comunista di Pechino vivano oggi 180 milioni di cristiani (20 milioni cattolici, 160 milioni protestanti) e che nel 2030 potrebbero diventare 250 milioni. «Le cifre sono veritiere», spiega a tempi.it don Sergio Ticozzi, missionario a Hong Kong dal 1969, ricercatore presso l’Holy Spirit Study Centre, che monitora la situazione della Chiesa cattolica in Cina.

La crescita della popolazione cristiana è doppia rispetto a quella demografica nazionale. Come mai?
È vero che la Chiesa cresce e che si conta un numero maggiore di conversioni al protestantesimo. Le cifre reali in realtà nessuno le conosce, sia perché i protestanti si affrettano a registrare come convertito chiunque si avvicini al cristianesimo, sia perché è difficile contare le persone che abbandonano il cammino di fede o quelle morte. Ad ogni modo, approssimativamente, i numeri sono veritieri e comunque molto alti.

Come mai tante conversioni nonostante la mancanza di libertà religiosa?
I protestanti non smettono mai di predicare attraverso i loro pastori laici. Spesso sulla gente schiava dell’ateismo, in cui non crede più, il protestantesimo ha un impatto sentimentale molto forte, anche a causa di miracoli ottenuti, sia psicologici sia fisici, grazie alla preghiera e a una vita cambiata e vissuta nella fede. Ecco, non so se parlerei di conversione, piuttosto la chiamerei emozione. Per questo credo che dopo il primo impatto, qualcuno abbandoni la fede tornando alla vita di prima. La maggioranza, però, permane e poi si converte realmente perché i protestanti offrono una proposta comunitaria coinvolgente. In questo senso, assistiamo a un movimento di evangelizzazione davvero interessante.

Perché i cattolici crescono, ma in misura inferiore?
Ufficialmente, ossia secondo il governo, i cattolici sono 5 milioni e 700 mila circa. Ma di fatto, se contiamo i tanti clandestini, arriviamo a circa 9-10 milioni. C’è chi sostiene che siano 12 milioni, ma preferisco approssimare per difetto. Credo che la crescita sia inferiore perché la Chiesa cattolica cinese è più esigente, in generale poi occorrono due o tre anni di cammino catecumenale per arrivare al battesimo, momento in cui la Chiesa riconosce l’avvenuta conversione. Dopodichè i cattolici continuano il cammino di fede nelle parrocchie o nelle comunità che si creano all’interno dei villaggi rurali.

Il sociologo Yang sostiene che il governo di Pechino sia impaurito e stia cercando di arginare il fenomeno puntando sul buddismo. Inoltre, in un documento riservato del Politburo si riferisce che «un Partito con 80 milioni di iscritti può essere messo in difficoltà da una Chiesa occidentale con 250 milioni di fedeli».
Non mi stupisce, anzi, si vede che Pechino ha paura, perché la repressione sta aumentando. La gente cerca nell’Occidente non tanto quello che ha prodotto negli ultimi anni, bensì l’antica fede cristiana. Perciò il presidente Xi Jinping ha deciso di adottare una politica senza compromessi. Stiamo tornando a un regime simile a quello di Mao Zedong, in cui ad esempio i testi provenienti dall’Occidente vengono proibiti ovunque. Non a caso Xi Jinping è recentemente tornato a Yan’an, vecchia base della rivoluzione comunista. Il presidente punta poi sulla religione tradizionale, il confucianesimo buddista, legandolo ai valori della patria. Così, attraverso una politica della “soft culture”, cerca di indottrinare la gente aprendo nuovi enti e templi buddisti.

cina-Cosma-Shi-EnxiangIn questi giorni si discute anche della morte di monsignor Cosma Shi Enxiang (foto a fianco), un vescovo cattolico che ha passato 54 anni in carcere solo perché voleva restare fedele al Papa. Il regime ha detto che era morto, poi si è rimangiato tutto. Perché?
Non sappiamo se sia morto e nemmeno da quanto tempo. C’è chi sostiene che siano già passati due anni dal suo decesso. Il governo ci impedisce di parlarne. Per questo, qui a Hong Kong, stiamo manifestando sotto gli uffici del governo della città, mentre si indicono momenti di preghiera comune e si celebrano Messe.

L’amministrazione statale per gli affari religiosi ha lanciato un nuovo piano di lavoro che prevede nuove ordinazioni senza mandato papale. Che effetti potrebbe avere questa decisione?
Il piano del governo e quello della Chiesa cattolica patriottica, che si è assoggettata allo Stato abbandonando Roma, vanno in questa direzione. Il secondo piano ricorda l’autonomia e parla dell’assemblea per l’elezione dei nuovi rappresentanti cattolici. Il primo piano di lavoro, invece, ripete come ogni anno il principio dell’autonomia, delle ordinazioni democratiche, che però di fatto sono ferme. Nulla di nuovo direi.

La mancanza di libertà religiosa non ferma la crescita dei fedeli?
I vescovi morti in carcere confermano la fede della gente perseguitata e questo colpisce, fortifica. C’è qualcosa di più forte in loro, più della morte. Ripeto, disillusi dal comunismo ateo, tanti cinesi trovano nella Chiesa una ragione per sperare, un modo di vivere più umano che regge anche di fronte alla repressione. Ovviamente non conosciamo davvero tutti gli effetti della persecuzione, perché né la stampa né la Chiesa ufficiale né parlano, ma è stato impressionate vedere migliaia di fedeli al funerale di Giuseppe Fan Zhongliang. Nessuno immaginava tanta partecipazione. Si immagini il governo.

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