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Leone XIV segue le orme di Francesco in Cina. Ma c’è poco da essere «soddisfatti»

Di Leone Grotti
13 Settembre 2025
Come Bergoglio, anche papa Prevost accetta i soprusi del regime comunista «per promuovere la cura del gregge», ridisegnando le diocesi nell'Hebei e pensionando un vescovo inviso a Xi Jinping e perseguitato da decenni
Il vescovo cinese perseguitato Cui Tai
Il vescovo cinese perseguitato dal regime Cui Tai in una foto diffusa dal governo

La politica del Vaticano sulla gestione della Chiesa e sulla nomina dei vescovi in Cina, almeno per ora, non cambierà. A giudicare dalle prime decisioni prese da quando è salito al soglio di Pietro, Leone XIV sembra volere seguire il solco tracciato da papa Francesco e il percorso previsto dall'Accordo provvisorio tra Santa Sede e Cina, da poco rinnovato e valido fino al 22 ottobre 2028. Due diocesi soppresse, una eretta Il 10 settembre il Papa ha soppresso due diocesi non riconosciute da Pechino, quelle di Xuanhua e Xiwanzi, e come da tempo richiesto dal Partito comunista le ha fatte confluire in una nuova, quella di Zhangjiakou, che corrisponde ai confini amministrativi dell'omonima città capoluogo nella provincia dell'Hebei. Lo stesso giorno è stato ordinato monsignor Giuseppe Wang Zhengui, che sarà vescovo della nuova diocesi e che già da tempo, come sacerdote "ufficiale", guidava quella che per il regime era di fatto la diocesi locale. L'obiettivo della nomina, spiega una nota del...

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