Cina. La messa all’aperto, di nascosto, tra i gabinetti: «Soffriamo come Gesù sulla croce»

Il Telegraph ha fatto una rara visita alla comunità cattolica clandestina di Shijiazhuang, che teme un cedimento del Vaticano nei colloqui con il governo comunista

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colloqui in corso tra Cina e Vaticano destano speranze nella comunità cattolica cinese sotterranea, ma anche preoccupazioni, specie dopo l’intervista all’Asia Times del Papa. Francesco a inizio anno aveva infatti sottolineato la necessità di dialogare con Pechino, senza menzionare il problema della persecuzione dei cristiani.

MESSA TRA I GABINETTI. Il Telegraph ha fatto visita alla comunità cattolica clandestina di Shijiazhuang (Hebei), mostrando la sofferenza di chi è costretto a vivere la fede nel nascondimento e nella persecuzione pur di non tradire Roma. Padre Dong Baolu, intervistato dal quotidiano inglese prima di celebrare messa all’aperto, nel retro di una casa diroccata, di fianco a una fila di gabinetti maleodoranti in un luogo nascosto, ha dichiarato che «stiamo soffrendo come Gesù sulla croce. Combattiamo per la libertà religiosa e per seguire il Vangelo», ma temiamo «il possibile tradimento di Roma».

CHIESA IN CINA. Il nodo dei colloqui tra Cina e Vaticano, che hanno deciso di lasciare da parte molti problemi, come ad esempio quello dei prelati incarcerati, è l’ordinazione dei vescovi. La Conferenza episcopale cinese non riconosce l’autorità del Papa e il Vaticano di conseguenza non la considera valida. In Cina, inoltre, esiste un ente legato al partito che offre un surrogato della Chiesa cattolica, l’Associazione patriottica. Questa organizza messe, catechismo, seminari, ordinazioni di vescovi illegali (che spesso vengono scomunicati), come fosse la Santa Sede, e nonostante nel 2007 Benedetto XVI abbia abolito in una lettera la distinzione tra comunità cattolica ufficiale e sotterranea, chiedendo un riavvicinamento e definendo l’Associazione patriottica incompatibile con la Chiesa, il processo non si è ancora concluso. Attraverso questi organi, il partito comunista pretende di avere il diritto di ordinare i vescovi, senza «indebite ingerenze straniere». Come ad esempio quella del Papa. Attualmente, infatti, ci sono in Cina otto vescovi illeciti, di cui tre scomunicati.

TIMORI. Il timore di padre Dong è che il Vaticano, pur di trovare un accordo con Pechino, venga meno ad alcune importanti prerogative della Chiesa, ad esempio sulla nomina dei vescovi. È quanto riassunto in un articolo dal cardinale di Hong Kong, Joseph Zen Ze-kiun: «È impensabile che la proposta iniziale venga lasciata nelle mani del governo ateo». La sua preoccupazione non è condivisa da tutti, dato che il Papa ha spiegato che se il dialogo è necessario, «ciò non significa scendere a compromessi», bensì focalizzarsi sul «bene comune».

SEGNALI CONTRASTANTI. Ci sono del resto segnali positivi: nell’agosto 2015, in accordo con il governo, il Vaticano ha eletto Zhang Yinlin come vescovo di Anyang, mentre in luglio all’arcivescovo Wu Qinjing, arrestato più di una volta dalle autorità cinesi, è stata data la possibilità di esercitare liberamente il suo ministero. Tuttavia, resta il problema della campagna di rimozione delle croci nella provincia di Zhejiang, ma sopratutto dei continui arresti, persecuzione di numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli. Da ultimo la scomparsa di un giovane sacerdpte, Pedro Yu Heping, molto attivo nella chiesa clandestina, trovato morto nel fiume Fen, provincia dello Shanxi.

«UNA SOLA VIA». Secondo i numeri riportati dal Telegraph, i membri della chiesa ufficiale sarebbero circa 6 milioni, pari al numero di quelli appartenenti alle comunità clandestine. Padre Dong è stato detenuto «molte volte» dalle autorità e dopo la messa celebrata davanti al giornalista ha dovuto nascondersi per settimane. Pei, un laico della sua comunità, ha spiegato che «se la Chiesa indipendente sarà osteggiata, andrò a casa e pregherò. Esiste solo una via per noi cattolici».

Foto Ansa


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