Cina, coronavirus. «Che razza di governo è questo?»

Finite le vacanze per il Capodanno lunare, i cinesi tornano al lavoro nella speranza che l’epidemia non peggiori. La storia della famiglia Zhang, però, non fa ben sperare

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Ieri la Cina è tornata parzialmente al lavoro. I 10 giorni di vacanza aggiuntivi in occasione del Capodanno lunare, concessi dal governo per provare a fermare l’epidemia di coronavirus, sono finiti. Soprattutto nell’Hubei e nella sua capitale provinciale Wuhan, da dove è partita l’epidemia che ha già causato la morte di 908 persone e il contagio di oltre 40 mila, molti negozi e imprese sono rimasti chiusi. In altre province, a milioni di dipendenti è stato proibito di utilizzare i mezzi pubblici, le riunioni collettive sono state annullate e anche le mense sono rimaste chiuse. Il ritorno alla normalità è un test chiave per la Cina: «Se i casi di contagio subiranno un’impennata», spiega all’Associated Press Ian Lipkin, il direttore del Centro per le infezioni e l’immunità della Columbia University, che aiutò il paese a sconfiggere la Sars, «allora sapremo che siamo nei guai».

PRIMA LA NONNA, POI IL NONNO

A prescindere da come andranno i prossimi giorni, il Dragone è in evidente difficoltà e una storia come quella della famiglia di Zhang Bella, residente a Wuhan, spiega perché. La prima ad ammalarsi nella famiglia, racconta al New York Times, è stata la nonna, nella settimana precedente al Capodanno lunare. Nonostante il governo fosse già a conoscenza del virus, l’ospedale dove si è fatta visitare l’ha rimandata a casa con qualche medicina per la febbre, senza approfondire.

Dopo il Capodanno lunare, la notizia dell’epidemia ha cominciato a circolare con insistenza. La famiglia Zhang si è preoccupata, ma era già tardi: dopo la nonna, anche il nonno di Zhang è stato assalito da febbre e problemi respiratori. L’uomo ha cercato un posto in ospedale per farsi curare, invano, perché Wuhan era già stata posta in quarantena e gli ospedali presi d’assalto dai malati. Non essendoci più posto, i dottori l’hanno rimandato a casa, ordinandogli di mettersi in quarantena tra le mura domestiche, senza neanche accertarsi se fosse stato infettato dal coronavirus.

«SOSPETTO CASO DI CORONAVIRUS»

In pochi giorni la sua condizione si è aggravata. Le ambulanze rispondevano a Zhang che non potevano intervenire perché non c’era posto in ospedale e così l’1 febbraio l’uomo è morto. L’agenzia funebre che ha preso in carico il suo corpo non ha neanche permesso alla famiglia di presenziare al crematorio, dal momento che si trattava di un «sospetto caso di coronavirus».

Il giorno seguente, la nonna di Zhang è peggiorata ma ancora una volta negli ospedali non c’era posto per lei. Un consulto medico ha però permesso di rilevare che Bella, al pari del fratello e della madre erano stati infettati. Solo il padre era stato risparmiato ma «non potrà che prendere il virus anche lui», essendo costretti a vivere sotto lo stesso tetto 24 ore al giorno.

«CHE RAZZA DI GOVERNO È QUESTO?»

«Che razza di governo è questo?», si lamenta nonna Zhang. «Le notizie non fanno altro che dire quanto tutto sia gestito bene. Ma non si preoccupano della gente comune. Mio marito è stato portato via come un cane o un maiale, non sappiamo neanche dove sono le sue ceneri. Siamo costretti a infettare le persone sane».

Nonostante la Cina abbia aperto due nuovi ospedali a Wuhan, per un totale di 2.500 letti, questi sono già pieni visto che gli infettati in città sono circa 17 mila. Giovedì il governo ha anche aperto palazzetti e palestre per accogliere i malati con sintomi ancora non gravi ed è in uno di questi che è finalmente finita la famiglia Zhang. Anche se ormai è sfiduciata: «Non ci resta che pregare il paradiso, perché pregare chiunque altro è inutile».

Foto Ansa