Cina, capodanno lunare: milioni di lavoratori non vengono pagati e non riescono a «sopravvivere»

Sono 200 milioni i lavoratori che dalle campagne cercano un impiego nelle città. Tornano a casa una volta all’anno e portano i soldi alle famiglie. Sono milioni a non essere pagati dai datori di lavoro. Per questo scoppia una violenza disperata: 17enne uccide il capo, 21enne cerca di suicidarsi e viene licenziata, 2 operai uccisi dal datore che non vuole saldare gli arretrati

Essere pagati dopo avere lavorato sembra scontato, in Cina non lo è. La stragrande maggioranza delle 207.400 proteste per motivi di lavoro che si sono verificate nei primi otto mesi del 2010 in Cina, sono avvenute perché i lavoratori non hanno ricevuto il salario dovuto. Il problema diventa ancora più drammatico quando si avvicinano le vacanze per il capodanno lunare, che nel 2011 cade il 3 febbraio.

Pechino ha calcolato che ci saranno 2.556 miliardi di viaggi
durante le festività e che il numero dei viaggiatori aumenterà dell’11,6%. Ci sono però 200 milioni di migranti, coloro che dalle campagne cercano un impiego nelle città per mantenere le famiglie, che non si muoveranno per motivi vacanzieri. I migranti sono il nerbo della manodopera a basso costo che ha fatto ricca la Cina, ma godono molto poco del benessere circostante. La maggior parte riesce a tornare a casa solo una volta all’anno, per il capodanno appunto, e ne approfitta per portare a casa i soldi necessari al mantenimento della famiglia.

La lontananza dalla famiglia è forzata a causa del “hokou”,
la politica che costringe i migranti a mantenere la residenza nel villaggio di origine, pena la perdita del diritto alla terra agricola e alla casa. Per questo non possono prendere la residenza nella città dove vivono e lavorano, e di conseguenza non hanno diritto all’assistenza sanitaria gratuita né a mandare i figli alla scuola pubblica.

Ogni anno, senza che il governo si impegni davvero a frenare il fenomeno, milioni di lavoratori non vengono pagati dai datori e rimangono senza salario. Le autorità governative di diverse regioni si vantano di riuscire a recuperare gli arretrati per migliaia di lavoratori, ma il problema continua a incidere sulle vite di decine di milioni di persone. Seconda una ricerca del Ministero del Lavoro citata dal China Daily, che ha intervistato 2,8 milioni di migranti, ad ogni singolo che lamenta di non avere ricevuto il giusto compenso mancano in media 2.100 yuan (270 dollari), a fronte di un guadagno mensile di circa 800 yuan. La maggior parte dei migranti afferma di lavorare 11 ore al giorno, senza che gli vengano riconosciuti gli straordinari.

Pechino non riesce a risolvere il problema, non sapendo come obbligare i datori a pagare gli operai. Il Southern Metropolis Daily ha proposto di introdurre il reato di “mancato pagamento volontario degli stipendi”, con pene che vanno dalla prigione alle multe. Questo per impedire che si verifichino eventi tragici come quello del 20 dicembre quando Wang, lavoratore di 17 anni, ha ucciso il suo datore a coltellate dopo che questi si è ripetutamente rifiutato di pagargli 700 yuan di stipendio arretrato.

Un altro caso è quello della 21enne Liu che il 18 dicembre,
quando il suo datore si è rifiutato di pagarle due mesi di stipendio, ha cercato di suicidarsi gettandosi dal quinto piano del suo dormitorio aziendale. Uscita dall’ospedale è stata licenziata. O ancora, nel Sichuan oltre 3 mila persone sono recentemente scese in piazza per protestare dopo che otto operai hanno chiesto gli arretrati alla ditta edile Jiaxun Labour Service Company che, in cambio, li ha fatti malmenare al punto che due di loro sono morti, secondo quanto riferisce Radio Free Asia.

Secono il China Labour Bullettin, impegnato a difendere i diritti dei lavoratori,
«fino a quando il governo non prenderà misure sistematiche e permanenti per assicurare che gli stipendi vengano pagati in tempo, i lavoratori continueranno ad essere frustrati e le violenze aumenteranno». Perché, come dice una ricerca della Beijing University, «il problema dei lavoratori migranti continua a peggiorare e quando si avvicina il capodanno lunare diventano sempre più disperati».

Secondo Han Dongfang, direttore di Clb,
non è solo un problema di guadagnare più o meno per i migranti, ma «una questione di sopravvivenza. Se non vieni pagato, non puoi vivere».