Chiara Lubich, la donna che non ha mai piantato chiodi ma ha sempre sciolto nodi

Ritratto di una donna che dedicò la vita a Colui che «nessuna bomba può far crollare». Il 27 gennaio si apre ufficialmente il processo di beatificazione

«Vedi, io sono un’ anima che passa per questo mondo. Ho visto tante cose belle e buone e sono sempre stata attratta solo da quelle. Un giorno (indefinito giorno) ho visto una luce. Mi parve più bella delle altre cose belle e la seguii. Mi accorsi che era la Verità». Così parla di sé, in una lettera del 1946, Chiara Lubich (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo 2008).

Un monaco buddista, durante i funerali della fondatrice del Movimento dei Focolari, su cui ben quattro papi spesero parole di profonda ammirazione, ebbe a dire: «Chiara non appartiene solamente a voi cristiani. Ora lei e il suo ideale sono eredità dell’umanità intera». E in qualche modo era così: l’unità bramata da Chiara ha contagiato tutti i continenti, l’Opera di Maria (questo il nome ufficiale del Movimento dei Focolari) da Trento al mondo intero, in poco più di 60 anni di vita, si è diffusa in 182 Paesi: dall’America all’Asia, dall’Africa all’Oceania.  La forza della “rivoluzione discreta” di Chiara Lubich, del suo cristianesimo mite ha raggiunto milioni di uomini con la modalità dei cerchi concentrici: cattolici, cristiani, credenti di altre religioni, fino ad arrivare ai non credenti, tutti attratti dall’ideale dell’unità tra i popoli, del mondo unito.

La celebre “via dei dialoghi”, così incardinata nel carisma dei focolarini, non deve però sviare. Padre Angelo Lazzarotto, missionario del Pime e amico personale di Chiara Lubich precisa che per lei «non si trattava di quei dialoghi intellettuali che lasciano ognuno nelle proprie convinzioni. Al contrario, per lei era sempre un’opportunità di testimoniare la potenza dell’amore di Gesù nella propria vita». Unità senza sincretismi e scorciatoie, quindi, da intendere nel senso più profondo: con Dio e tra gli uomini. “Che tutti siano uno”, il programma di vita di Chiara è tutto in quell’ultima preghiera di Gesù al Padre, in quel progetto divino sulla famiglia umana. «”Ut unum sint”, per queste parole siamo nati – ribadiva Chiara – per l’unità, per contribuire a realizzarla nel mondo».

Ma se è vero che Chiara, tra le mille sue affascinanti avventure spirituali è stata la prima donna cristiana e laica invitata a parlare di fronte a 800 monaci buddisti in Thailandia, alla comunità ebraica di Buenos Aires, a 3.000 musulmani neri nella moschea newyorkese di Harlem; se è vero che il giorno del suo onomastico riceveva l’immancabile telefonata dell’amico fraterno Giovanni Paolo II; se il mondo protestante e la Chiesa Ortodossa non mancavano occasione per ribadirle stima e affetto (fino a far dire ad Atenagora, Patriarca di Costantinopoli: «Tu hai due padri, Chiara, uno grande a Roma e uno anziano a Costantinopoli»); e se è vero che al suo funerale s’inchinano, per commemorare questa maestra elementare, Capi di Stato e grandi della terra, a ben vedere ancora più appassionante è ricordare il quadro, scarno e ruvido, da cui nasce il miracolo della famiglia dei Focolarini. Lo sfondo è la città di Trento, violentemente bombardata durante la seconda guerra mondiale. È qui che Chiara fa la scoperta del Dio-Amore, Colui che «nessuna bomba può far crollare». Questa consapevolezza Chiara la condivide subito con le sue prime compagne, tanto che da allora in poi, nascoste nei rifugi antiaerei, tra uomini e donne impauriti e affamati, non avrebbero portato con loro che il Vangelo. E gli effetti si vedono subito. Chiara stessa scrive: «Ogni giorno crescono attorno a noi persone di ogni età e condizione. Si spengono rancori, molte famiglie si ricompongono in pace». È così che nasce il Movimento dei Focolari: il Vangelo è la soluzione di ogni problema e quella compagnia di ragazze, anche sotto le macerie, lo andava sperimentando.

Come è avvenuto con la nascita di altri Movimenti Ecclesiali, anche per Chiara e per i focolarini non mancheranno le incomprensioni. E forse non poteva che essere così: una donna, e neanche una suora, a capo di un popolo in continua crescita (oggi nel mondo i focolarini sono più di due milioni), era cosa oggettivamente inedita. E poi quell’accusa di strizzare l’occhio ai protestanti per quel “vizio” di leggere il vangelo in piccoli focolari, magari senza la presenza del sacerdote. Non pochi arrivarono a paragonarli a cellule marxiste. «Quando il pensiero di Chiara cominciò a precisarsi – dice parlando di lei il suo amico Sergio Zavoli – correvano tempi intrisi di ideologia. Si diceva che “il comunismo era la parte di dovere non compiuto dei cristiani”; qualcuno spinse ad assimilare la predicazione di Chiara ad un sentimento ingenuamente comunistico». Il tempo, la sapienza della Chiesa e poi i frutti abbondantissimi hanno dato ragione all’Opera di Maria.

Un capitolo a parte meriterebbero le intuizioni spirituali di Chiara, o “inondazione” come lei preferiva chiamarle, a sottolineare che il protagonista era esclusivamente lo Spirito Santo. Le Cittadelle, innanzitutto. 35 città in miniatura sparse per il mondo, con case, scuole, chiese, negozi, aziende, centri d’arte: splendidi “bozzetti di una socialità nuova”, costruite interamente sulla legge dell’amore. Loppiano, vicino Firenze, è una di quelle, capace di stregare ogni anno migliaia di visitatori. Altra folgorante  intuizione spirituale di Chiara fu l’“Economia di Comunione”. A seguito della visita, nel 1991, di una favelas brasiliana Chiarà infatti arrivò a ideare una nuova teoria e prassi economica che oggi informa la gestione di più di 900 aziende in tutto il mondo. Anche grazie poi al “popolo delle tesi di Laurea” (studenti del Movimento che hanno interessato i loro professori), l’Economia di Comunione ha preso piede fino ad essere formalmente additata da Benedetto XVI come esempio virtuoso di prassi economica nell’enciclica Caritas in Veritate.

Poi ci sono le opere, moltissime anch’esse. I Centri Mariapoli, luoghi di formazione spirituale e di incontri ecumenici, gli organismi di cooperazione internazionale, le case editrici, le riviste, i Centri di produzione artistica, i gruppi musicali (Gen Rosso e Gen Verde). Finanche le Università, come Sophia con sede a Loppiano, pensate per diffondere il concetto di fraternità universale. Ecco spiegato come a cinque anni dalla sua morte siano in molti a parlare dell’”onda lunga” di Chiara.

In suo onore si susseguiranno in questi giorni convegni culturali, iniziative di promozione sociale, celebrazioni eucaristiche, momenti artistici; in tutti e cinque i continenti sono centinaia gli eventi in programma per ricordare la figura carismatica di Chiara e approfondirne il pensiero. Di particolare rilievo è il Convegno internazionale (“Chiara Lubich. Carisma, Storia, Cultura”) che si terrà tra Roma e il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo il 14 e il 15 marzo.

Da cinque anni ormai a guidare il Movimento è Maria Voce. Con quel sorriso che è un po’ la divisa dei focolarini rivela: «Chiara ci ripeteva che l’Opera è come un tessuto al telaio: anche se un filo cede, tutti gli altri tengono. Abbiamo un’assoluta speranza in questa rete d’amore». Questa Speranza è quella che ha guidato la vita di Chiara Lubich, donna che non ha mai piantato chiodi ma ha sempre sciolto nodi. Ora dovrà diventare la Speranza di un mondo sazio e disperato, che non lo sa ma che è anch’esso alla drammatica ricerca di Unità, unica sua ancora di salvezza.