Chi risarcirà Thabet, 70enne cristiana gettata nuda in strada da una folla di musulmani?

Egitto. La sua casa è stata bruciata, così come quelle di altre sei famiglie cristiane per una “voce” riguardante suo figlio e una musulmana. Ora i cristiani chiedono giustizia

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La casa di Soad Thabet non ha più la porta. I muri sono anneriti dal fuoco, i mobili rovesciati sul pavimento, a pezzi, una camicia da notte rossa giace in mezzo alla cenere. Alla proprietaria di 70 anni è andata peggio: un gruppo di musulmani l’ha presa, trascinata in strada, spogliata completamente nuda e gettata sulle strade fangose di Alkarm, nella provincia egiziana di Minya.

VOCI” INCONTROLLATE. Che cos’ha fatto di male Thabet? Suo figlio Ashraf, cristiano come lei e sposato, avrebbe avuto una fugace relazione con una donna musulmana impegnata. Dopo che la voce si è sparsa nel villaggio, Ashraf è fuggito con la sua famiglia dopo essere stato minacciato di morte, i suoi genitori sono andati dalla polizia per denunciare le intimidazioni e il giorno seguente, il 20 maggio, la loro casa insieme ad altre sei abitazioni di cristiani è stata bruciata da decine di musulmani inferociti.

NÉ STATO, NÉ LEGGE. Episodi simili di persecuzione sono molto comuni in Egitto, dove i cristiani copti ortodossi sono una minoranza consistente, rappresentando il 10 per cento della popolazione. Solitamente i casi vengono risolti non dallo Stato o dalla legge, entrambi inesistenti nelle zone più rurali del paese, ma da incontri di riconciliazione presieduti da sacerdoti e imam. Quasi sempre i colpevoli non vengono perseguiti e non ricevono sanzioni, mentre i cristiani sono costretti a fare concessioni anche se sono nel giusto.

«UN PICCOLO INCIDENTE». Anche in questo caso, per diversi giorni gli assalitori hanno ripreso la vita di prima. Come se niente fosse successo. Dapprima il governatore di Minya ha negato che un incidente simile fosse mai avvenuto, poi, dopo la pubblicazione della notizia sui giornali locali, ha corretto il tiro affermando che si è trattato di un «piccolo incidente», infine, quando tutti i giornali del mondo hanno parlato del caso, ha fatto arrestare 15 musulmani.

«CHI RISARCIRÀ THABET?». Il presidente Al-Sisi ha definito «inaccettabile» quanto avvenuto e dopo aver giurato di portare davanti alla giustizia tutti i «responsabili, non importa quanti sono», potrebbe anche risarcire le famiglie che hanno perso la casa. Ma ci sono cose che non si possono risarcire: «Se fosse solo per la casa bruciata, potremmo gestire la situazione, ma per quanto riguarda la donna di 70 anni spogliata nuda in pubblico? Cosa possiamo fare?», spiega a Reuters Ishak William, parente e vicino di casa di Thabet. «Come si può risarcirla per l’insulto subito?».

VIVO PER MIRACOLO. Ishak Yakoub, un altro vicino di casa della donna, è vivo per miracolo. «Ho sentito dei colpi di pistola, sono uscito a vedere. Qualcuno mi ha detto di rientrare. Mi sono chiuso in casa e sono salito sul tetto. Quando ho visto il fumo uscire dalla casa di Thabet, ho chiamato i vigili del fuoco. Poi però sono entrati anche da me, mi hanno picchiato e trascinato in strada». Mentre lui veniva picchiato, la moglie è riuscita a prendere Thabet e a chiudersi in casa con lei per proteggerla. Un musulmano della zona ha ridimensionato l’incidente, dicendo che si è trattato solo di «minacce da parte di giovani sciocchi».

NON PACE, MA GIUSTIZIA E PERDONO. La diocesi di Minya ha pubblicato un comunicato per condannare gli attacchi: «Veniamo uccisi e nessuno ci risponde, ci derubano, fanno razzia delle nostre case, rapiscono le nostre donne. Noi sopportiamo tutto ma c’è una escalation. Ci dicono di accettare la riconciliazione perché è meglio per noi, perché la gente vuole solo vivere in pace ma questa volta la gente non avrà la pace». Questa volta i cristiani vogliono giustizia. Intanto, nella speranza di ottenerla, Thabet è comparsa in un filmato pubblicato su internet, nel quale diceva: «Non voglio l’aiuto di nessuno. Io li perdono».

Foto Ansa/Ap e Ansa

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