Chi era Paolo Ponzo, il “Muratore” del Modena morto per freddo a una maratona

Centrocampista silenzioso e infaticabile, motorino da promozione di tanti club di provincia, se n’è andato ieri a causa di un malore avvertito per il freddo. Nella sua carriera 134 presenze con i Canarini, due stagioni in A.

Agli appassionati di Serie A il suo nome non suona affatto nuovo: Paolo Ponzo nella massima categoria c’era entrato in maniera abbastanza discreta, grazie al Modena, club cui aveva legato la sua ascesa sportiva, arrivando ai vertici del calcio italiano partendo dalla Serie C. È morto ieri durante una maratona dilettantistica, la Maremontana, in corso nel savonese nonostante le difficili condizioni meteorologiche: 41 anni, si è accasciato in seguito ad un malore patito per il forte freddo, rendendo vani i soccorsi che lo hanno portato d’urgenza all’ospedale di Pietra Ligure.

IL “MURATORE”. I due soprannomi che hanno accompagnato la sua carriera dipingono a tratti essenziali chi era Paolo Ponzo. In casa Modena era chiamato il “Muratore”, per le doti tutt’altro che raffinate quando si trattava di dover calciare un pallone. 134 presenze con i gialloblu, una sola volta in rete, col Cittadella. Ma nel centrocampo dei Canarini compensava tutto con ardore e cuore, doti nascoste sotto l’apparente timidezza con cui scendeva in campo: motorino infaticabile, nel Modena di Serie A era titolare fisso, uomo di fiducia di Gianni De Biasi fin dalla Serie C. Erano gli anni in cui i gialloblu facevano il doppio salto, forti di un organico di spessore e talento: era il Modena di Fabbrini e Mauri, Milanetto e Pasino, Ballotta e Domizzi. Ponzo lì in mezzo faceva il suo, in silenzio, ed era stato ribattezzato anche il “Calciatore proletario”, per il profilo basso seguito anche nello stipendio, basso e contenuto.

MOTORINO DA PROMOZIONE. Prima dell’approdo sulla via Emilia, Ponzo aveva sempre bazzicato tra Serie B e C, dopo aver iniziato a masticare il calcio a Vado Ligure, in Eccellenza, non lontano dalle terre che gli hanno dato i natali. Qui lo aveva visto il Genoa, che a inizio anni Novanta lo portò neanche ventenne Serie A: era l’anno in cui il Grifone sbancava in Coppa Uefa, vincendo pure ad Anfield Road, casa del Liverpool. Ponzo però quell’anno non scese mai in campo, venendo poi ceduto al Montevarchi, e in seguito facendo il salto in B al Cesena. Poi eccolo alla Ravenna e alla Reggiana, club in cui è tornato nel 2007: prima l’addio al Modena e la vittoria della C1 con lo Spezia, città che ancora lo ricorda per il ruolo fondamentale nella promozione. Stesso motivo per cui si è distinto a Reggio, dove ha accompagnato i Granata dalla C2 alla C1, rischiando, nel 2008-09, di salire ancora in B. Poi il ritorno in Liguria, a Savona, dove ha giocato per un paio di stagioni e dove in seguito, dopo il ritiro, è stato scelto come responsabile del settore giovanile.

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