Chi è Filippo, il nuovo re del Belgio, prediletto di Baldovino, che non piace alla massoneria laicista

Filippo non piace ai media non solo perché è timido e impacciato ma anche perché assomiglia più al cattolico Baldovino che al laicista Alberto II

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Ieri, dopo 20 anni di regno, in occasione della festa nazionale del Belgio, Re Alberto II ha abdicato in favore del figlio Filippo. Il popolo belga si era un po’ disaffezionato alla monarchia, ma il giovane re, la bellissima moglie, i bambini eleganti e sorridenti, hanno regalato un’allegra giornata ai Belgi e probabilmente un nuovo entusiasmo per l’unità nazionale e per una rinnovata creatività personale. Il nuovo re eredita una situazione complessa: il Belgio è diviso in tre comunità linguistiche (fiamminga, francofona e tedesca) e i fiamminghi chiedono sempre di più se non l’indipendenza, sicuramente una grande libertà: già nel 1968 avevano letteralmente scacciato i francofoni dall’università di Lovanio al grido di “Walen buiten”. Oggi i rapporti sono ancora più tesi e sicuramente non amano la figura del re che, seppur ignorato e sbeffeggiato, resta simbolo di unità nazionale.

FORZA DELLA DIVERSITÀ. Nel suo discorso inaugurale Filippo ha intelligentemente tenuto conto di queste spinte autonomistiche e ha sottolineato come la diversità non sia soltanto sinonimo di ostilità: «Facciamo della nostra diversità una forza. Troviamo ogni volta l’equilibrio tra unità e diversità. La forza del Belgio è proprio quella di dare un senso alla nostra diversità. La nuova riforma statale realizza un importante trasferimento di competenze alle entità federali. Ciò avvicinerà i cittadini agli organi decisionali. Questo permetterà di fronteggiare le sfide del futuro. La forza del Belgio risiede nelle sue entità federali». Un discorso che richiama fortemente lo spirito e il motto dell’Unione Europea (con sede proprio a Bruxelles): “Unità nella diversità”.

CREATIVITÀ. E come non vedere nell’avvicinamento dei cittadini alla presa delle decisioni un chiaro riferimento alla sussidiarietà? Il re ha ricordato la creatività belga anche di fronte alle situazioni più gravi: «Sappiamo che insieme possiamo valorizzare i talenti di ciascuno. In questo risiede il nostro genio comune come si è sviluppato lungo la nostra storia. È uno stato dello spirito che ha formato il nostro carattere e i nostri valori. C’è in ciascuno di noi un potenziale nascosto che non aspetta che di rivelarsi. Diamo tutti insieme al nostro Paese un nuovo slancio pieno d’entusiasmo».

CHI È FILIPPO. Filippo è stato per anni preso in giro dai media belgi per la sua aria compunta, timida, un po’ impacciata. Criticato per non aver baciato sulla bocca la bellissima moglie Matilde in occasione del matrimonio, per non essere mediatico come il padre, una volta ha risposto ai giornalisti: «Vorrei dirvi che alle volte dietro un’apparenza riservata c’è una grande sensibilità, e ciò accade spesso con le persone riservate». Non avrà un appeal da attore, ma ha costruito una bellissima famiglia costituita da quattro bambini, quasi una rarità nel panorama belga. Filippo era l’erede designato già da Baldovino e Fabiola che, non avendo eredi, lo avevano cresciuto come un figlio e preparato fin da piccolo a regnare. Alla morte di Baldovino Filippo fu dichiarato «non ancora maturo per il trono» e lo scettro passò ad Alberto, che simpatico, viveur, amante di belle donne e auto veloci, al centro di alcuni scandali, è tutto il contrario dello schivo e rigido Filippo, troppo simile a Baldovino per risultare gradito al Belgio laicista, quello della massoneria.

PREDILETTO DI BALDOVINO. Alberto II non ha infatti esitato a firmare leggi sull’eutanasia, il matrimonio omosessuale e l’autorizzazione alla ricerca su tutto il «materiale umano» disponibile: embrioni, feti e staminali embrionali. Filippo invece è sempre stato il prediletto di Baldovino, anche lui salito al trono a seguito dell’abdicazione del padre. Baldovino diede molto spazio alle autonomie e sotto di lui il Belgio si trasformò in uno Stato federale pur continuando a difendere l’unità nazionale. La sua vita privata e le sue decisioni pubbliche furono sempre caratterizzate dalla fede. Famosissimo fu il suo rifiuto, nel 1989, di firmare la legge che legalizzò l’aborto già approvata dal Parlamento. Per questo fu esautorato dai poteri regali. Dopo la morte il suo nome è stato inserito nei registri della Congregazione per le cause dei santi ed è iniziato il processo di beatificazione. Va ricordato che anche da parte di madre Filippo può vantare antenati illustri nella lotta contro l’ideologia illuminista: sua madre Paola, italiana, discende dal cardinale Fabrizio Ruffo, capo dell’Esercito sanfedista, nato in difesa della tradizione cattolica minacciata dalle idee della Rivoluzione francese, le stesse che, tramite la massoneria fortemente laicista e anticlericale, permeano profondamente la società belga.

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