Che bella nebbia In val Padana

“Come si dice, senza offendere nessuno, quando due uomini
sono, diciamo, un po’ così?” “Si dice gai, caro Renato, gai”. “
E che significa gai?” “Allegri, Renato, allegri”. “Ah. Cochi, hai visto
come sono allegri quei due?”. La delicata, intelligente (e malinconica) ironia della più bella fiction dell’anno. Rai, naturalmente,
(quando è Cochi&Renato) “di tutto, di più’

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Com’è bello il cielo di Lombardia, quand’è bello, diceva Alessandro Manzoni. Ma aveva semplicemente torto. Il cielo di Lombardia, a dirla tutta, è bello anche quando è brutto. Lo abbiamo letto fra le righe di Carlo Emilio Gadda, e forse ancora meglio ce lo ha spiegato, se doveva spiegarcelo, Piero Chiara. Ce lo ha fatto vedere, o meglio, lo ha fatto vedere a chi non lo aveva capito, Ermanno Olmi. Il cielo di Lombardia è bello anche quando c’è foschia, i campi son coperti di brina e i canali per l’irrigazione ghiacciati. Che importa, se c’è nebbia in Val Padana? Va comunque bene, e figuriamoci, va meglio ora con Renato Pozzetto e Cochi Ponzoni, che stanno sotto quel cielo di Lombardia, e a modo loro ne fanno l’affresco.

I dati d’ascolto son lì a dimostrare che “Nebbia in Val Padana” piace. Poi c’è chi dice che non fa ridere, ed è seguito per il solo motivo che va in onda in prima serata su Raiuno. E anche se fosse? Tanto per cominciare c’è già un bel gusto a sentire Renato che mangia una bistècca, con la forchètta e con la michètta. Ecco, è già più di un po’. Per carità, niente da eccepire sul valore storico, culturale, politico e artistico del monumentale “li mortacci tua” o dell’epocale “madonna benedètta dell’incoronéta”. Lunga vita ai figli di Alberto Sordi e all’inimitabile Bénfi. Niente da eccepire, a scanso di equivoci, su un “maremma maiala”, che sia benigniano oppure no. Niente da eccepire su “essicapìssce”, coi padri nobili che ha – Totò e i De Filippo – e con la nobiltà che ha generato: Massimo Troisi. Ma, sciovinisti lombardi pur nell’Europa unita quali siamo, una michètta è una michètta. Insomma, c’è da capirci. Siamo stati catodicamente colonizzati. Non c’è archormen che non dica “soscietà”, che non dica “carabbinieri”, che non dica “polidiga”. Niente di male, per l’amor del cielo, ma una michètta ogni tanto ci fa sentire a casa.

Poi, la fiction è tutta un trionfo nostrano. Per intenderci, a tavola Pozzetto e l’amico Ponzoni fanno uno sfoggio di polente e di cassoele che è da vedere. La mamma malata deve prendere solo liquidi? E Renato incredulo: “Ma alla mamma ci piace il brasato”. Niente code alla vaccinara, niente cannoli, niente babbà. Solo salmì. E chi non mangia salmì, è un pirlùn.

Tutto qui? Beh, non proprio. C’è anche un po’ di soddisfazione a vedere un Cochi che si sfoglia il New Yorker. Oppure un ospite di Renato che ha un malore alla vista di Fabio Fazio, e questa è davvero comicità rivoluzionaria. Ed è una bella soddisfazione vedere che si può far ridere, e fare della buona tivù, senza dover essere passati, per forza, dal pretenzioso palcoscenico del Bagaglino, oppure dal sopravvalutato laboratorio di Drive In, o ancora, dal cinema boldesco e desichiano della vacanza, che presto o tardi sarà rivalutato. Cochi e Renato sono altra cosa, cosa loro, né politicamente corretta né scorreggiona, né impegnata né incurante. È cosa loro, come la nebbia della Valle Padana, luminosa e bellissima per occhi che sanno vederla così.

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