C’eravamo tanto armati. Lettera da Belfast

Cartolina da Belfast.

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Se è vero, come è stato detto, che il processo di pace in Irlanda del Nord è come una corsa sulle montagne russe, gli eventi degli ultimi giorni rappresentano la discesa al punto più basso. E il problema è che non c’è alcun segnale che induca a sperare nella risalita, figurarsi arrivare al traguardo previsto del 2 aprile, Venerdì santo, quale data ultima per trovare un compromesso. Il problema attorno a cui si è creato lo stallo è quello della consegna delle armi da parte dell’Ira (l’Esercito repubblicano irlandese), condizione richiesta dal leader unionista, nonchè primo ministro dell’Ulster, David Trimble per accettare l’ingresso nel governo nordirlandese dello Sinn Fein, braccio politico. Trimble, ancora sabato scorso, ha chiesto che l’Ira cominci almeno la consegna: “Solo allora avremo la certezza che la guerra è finita”.

Ma il leader dello Sinn Fein, Gerry Adams, ribatte che la precondizione chiesta dai protestanti non fa parte del cosiddetto “Accordo del Venerdì santo”, firmato il 10 marzo 1998; e che in ogni caso lui non ha il potere di forzare l’Ira a consegnare le armi. Oltretutto, fa notare Adams, forzare l’Ira provocherebbe una frattura al suo interno – dato che la consegna delle armi equivarrebbe a dichiarare la propria sconfitta- con il rischio di veder nascere nuovi gruppi che riprendono la lotta armata. La situazione è poi peggiorata con lo choccante omicidio della nota avvocatessa cattolica Rosemary Nelson, i cui autori si sospetta siano legati alla polizia nordirlandese (Ruc, Royal Ulster Constabulary) e ai gruppi paramilitari lealisti che hanno proclamato l’armistizio.

I sospetti rendono ancora più improbabile la consegna delle armi da parte dell’Ira, ma soprattutto evidenziano che il principale problema sta nella divisione nel campo unionista: Trimble sa bene che almeno la metà della comunità protestante è contraria agli accordi e anche diversi esponenti di primo piano del suo partito (Ulster Unionist Party, Uup) sono sul fronte opposto. E cedere sulla questione delle armi rischia di fargli perdere il sostegno necessario a portare avanti l’accordo.

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