Centrafrica: i ribelli Seleka «saccheggiano le chiese» per instaurare una Repubblica islamica

Dopo il colpo di Stato dei ribelli musulmani, vescovi e missionari raccontano la situazione del paese a maggioranza cristiana tra «saccheggi, incendi e chiese distrutte»

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«Da quando i Seleka sono arrivati in Centrafrica non c’è stato altro che distruzione», rivela il vescovo di Bangassou monsignor Juan Josè Aguirre in una intervista ad Aiuto alla Chiesa che soffre, parlando dei ribelli islamici della coalizione Seleka, che hanno preso il potere nella Repubblica Centroafricana con il colpo di Stato del 24 marzo scorso.

CRISTIANI SOTTO TIRO. La Chiesa è stata particolarmente colpita dagli attacchi dei ribelli: «Quando sono arrivato nella mia diocesi ho trovato solo il caos – continua monsignor Aguirre – Le persone fuggivano. Alcuni sono stati uccisi dopo processi sommari; ci sono stati stupri, furti e saccheggi nelle missioni. Veri e propri atti di guerra. In un villaggio vicino Bangassou è stata completamente distrutta la missione, con le abitazioni dei religiosi e delle religiose. Circa 400 case sono state incendiate e nove persone uccise. Almeno la metà dei beni della diocesi sono stati rubati. Hanno dato fuoco alla clinica infantile, all’internet center, alla farmacia e al garage, come pure agli uffici amministrativi di alcune Ong e di altre Chiese. Hanno attaccato le denominazioni cristiane ed in particolare la Chiesa cattolica con ferocia. Almeno tre chiese sono state saccheggiate e profanate. Hanno aperto il tabernacolo e preso le ostie consacrate».

POSTI DI BLOCCO. Il timore che i ribelli vogliano instaurare una Repubblica islamica è forte, confermato dal fatto che «recentemente hanno introdotto una festività pubblica per celebrare la nascita di Maometto». In un paese a grande maggioranza cristiana, i ribelli sono ostili alla Chiesa, come testimonia anche padre Aurelio Gazzera, missionario carmelitano: «Mercoledì pomeriggio sono partito per Bouar, a 250 km. All’uscita di Bozoum, i ribelli hanno messo una barriera. Mi chiedono, in sango, dove vado. Rispondo: a spasso! Probabilmente non capisce, e mi dice: Ok, puoi passare… A Bossemptele, a 85 km, altre due  barriere. Alla prima, spostano pigramente la sbarra. Alla seconda, mi chiedono: “Dove vai”. Rispondo: “A spasso”. Si arrabbia e mi chiede l’ordre de mission (un documento che certifica la mia missione). Gli dico: “E il tuo, dov’è?”. In effetti… non hanno alcun diritto (se non le armi che portano) per fermare la gente».

RIAPRIRE LE SCUOLE. La Chiesa cerca però di svolgere il suo lavoro a favore della popolazione. Spiega ancora padre Gazzera: «Il sabato i cristiani che lavorano per Giustizia e pace organizzano un incontro con i responsabili del Provveditorato agli studi ed i maestri statali. Su 70 maestri, 66 sono appena usciti da una formazione che in 8 mesi ha fatto di loro dei “maestri”. Il problema è che non sono ancora pagati, e molti sono ancora nella capitale. Li preghiamo di pensare al futuro del paese, alla situazione dei bambini e delle famiglie, e finalmente accettano di aprire le scuole. Così speriamo di riuscire a far ripartire le scuole pubbliche, dopo oltre due mesi di pausa…».

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