C’è una disciplina in cui non ci batte nessuno. Il tifo anti-nazionale

Gente che tifa perché le Ferrari escano di pista, gente che ce l’ha con Federica Pellegrini perché non è simpatica. Fosse anche la più stronza del mondo, avercene di atlete come lei

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tifosi Italia ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – All’Olimpiade (al singolare, eh) di Atlanta vado nell’ufficio del Coni a guardare alla tv una gara di scherma. A un certo punto arriva un collega romano e si mette a fare il tifo contro l’Italia. Travolto dallo spirito olimpico, gliene chiedo conto. E quello, con fare da bullo: «Embé? Perché, non si può?».

Urca, certo, si può, anzi si fa, in continuazione. È lo sport nazionale. Gente che tifa perché le Ferrari escano di pista, gente che ce l’ha con Federica Pellegrini perché non è simpatica. Fosse anche la più stronza del mondo, avercene di atlete come lei. E la Ferrari? Uno dei pochi nomi italiani conosciuti ovunque.

C’è un tale molto celebrato, molto ascoltato, su un noto settimanale, che ha una rubrica che si chiama proprio l’anti-italiano. Noi siamo il popolo che si odia e che odia chi ottiene risultati. Proprio Enzo Ferrari ammoniva: «Ricordatevi, in questo paese vi perdonano tutto, tranne il successo».

Intanto, persi in queste quisquilie, assistiamo al blocco francese attorno ai loro cantieri navali. La France, patria della liberté (e del resto) respinge i migranti con minima opposizione interna. Una volta Vittorio Sgarbi in trasferta a Parigi venne preso a male parole. Grande giubilo in Italia. Se Sgarbi avesse avuto l’accento sulla i e a insultarlo fossimo stati noi, Parigi avrebbe mandato la flotta a cannoneggiare Roma. E poi vi chiedete ogni volta perché non contate un cazzo.

Foto Ansa

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