A cavallo della libertà

Gadget&fashion di Maria Cristina Pavarini

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“La gonna vive la sua vita, il pantalone vive la vostra”, dice Jean-Paul Gaultier, lo stilista/enfant-terrible francese. L’affermazione è uno dei tanti commenti raccolti in occasione di “Pantaloni: una questione di libertà”, mostra organizzata a Parigi all’interno del grande magazzino Printemps. L’evento ha presentato una raccolta singolare di foto e citazioni dedicate al pantalone, alla sua storia e alla forte valenza sociale che questo capo ha assunto nel corso dei secoli, soprattutto quello che ormai volge al termine. Fu Pantalone, noto personaggio della Commedia dell’Arte, a dare il nome al più universale degli indumenti. Questo capo per molto tempo rimase come una spina nel fianco della morale collettiva: i primi pantaloni da donna furono visti su una spiaggia nel 1826 usati come costume da bagno. Da allora in poi fu permesso indossarli solo in rare occasioni: per andare a cavallo, a caccia, o in bicicletta. Ma le donne dovettero “pedalare” ancora per un bel po’ prima di poterli indossare liberamente in pubblico. A fine ’800, a Parigi fu addirittura istituita la carica d’Ispettore dei Pantaloni, un incaricato che “controllava” le coulottes in scena al Moulin Rouge. Negli anni ’20 e ’30 impazzava il pigiama-palazzo, negli anni ’50 quelli alla corsara e nei ’60 piacevano quelli stile BB (Brigitte Bardot). Nel 1966 Yves Saint Laurent lancia il primo smoking da donna, anche se già Marlene Dietrich ne aveva indossato uno parecchio tempo prima. Gli anni ’70 vedono il trionfo del jeans come emblema di contestazione e di raggiunta parità. Estremi e spensierati sono quelli degli anni ’80: ampi, decorati da paillettes, ma anche trasgressivi, come il primo pantalone-gonna da uomo del già citato Gaultier(1985). Negli anni ’90, invece, l’indumento universale diventa oggetto di sperimentazione verso nuove forme, funzioni e materiali. Il pantalone, anche se ha segnato la storia dell’emancipazione femminile, oggi non è più segno di scandalo.

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