La cattolica Boschi ha fretta di approvare le unioni civili, ma i lavori in parlamento vanno piano piano

Il ministro in un’intervista si dice favorevole al matrimonio omosessuale. In commissione, però, danno battaglia i senatori Giovanardi e Malan

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Unioni civili, a che punto siamo? Ieri su Sette, il magazine del Corriere della Sera, è apparsa una lunga intervista al ministro delle riforme Maria Elena Boschi, che a specifica domanda sulla questione ha risposto così:

Ecco, le unioni civili, come ne uscite?
«Vengo dall’esperienza delle Giornate mondiali della gioventù, sono cattolica, ma sulle unioni civili ho una posizione diversa rispetto a quella ufficiale della Chiesa. Io sarei favorevole al matrimonio. Il Papa, dicendo «chi sono io per giudicare», ha aperto a una riflessione. Oggi, in questo Parlamento, non è realistico immaginare che si possa ottenere il matrimonio tra omosessuali; quindi, occorre mediare. Vanno evitate le posizioni estreme. Anche perché una sentenza della Corte Costituzionale vieta di equiparare le unioni civili al matrimonio. Le adozioni, poi, dividono in maniera più incisiva. L’ipotesi di ispirarsi al modello tedesco, ovvero un riconoscimento e, quindi, la possibilità di adozione all’interno della coppia per i figli nati da precedenti unioni, credo possa essere un buon punto di partenza. Perché interrompere il legame affettivo di un bambino con un genitore che per anni si è preso cura di lui, che lo va a prendere a scuola, che lo accompagna dal medico o agli allenamenti di calcio?».

OSTRUZIONISMO. Fin qui, il ministro. Ma sempre ieri l’agenzia di stampa Zenit ha spiegato che «la prima “battaglia notturna” tra sostenitori e oppositori al ddl Cirinnà si è concluso con una netta vittoria a favore dei secondi. Gli emendamenti alla bozza di legge sulle unioni civili sono ben 1500 e durante la seduta di ieri sera presso la Commissione Giustizia del Senato si è fatto in tempo a votare – e respingere – appena tre ordini del giorno. La strada si fa dunque tutta in salita per il disegno di legge, nonostante l’insistenza della relatrice, la senatrice Monica Cirinnà, a calendarizzare subito la discussione della bozza in Commissione, per portarla in aula entro i primi di agosto. La fretta di varare la discussa legge sulle unioni civili, peraltro caldeggiata in prima persona anche dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ha però fatto i conti con l’ostruzionismo operato dai senatori Lucio Malan (FI) e Carlo Giovanardi (AP). Dei tre ordini del giorno respinti, due erano a firma del senatore Malan e riguardavano il blocco della strategia LGBT e l’uso dei fondi Unar per la propaganda gender nelle scuole. Nel frattempo è saltata la seconda seduta, prevista per stasera (ieri, ndr)».

RACCOLTA FIRME. «Con pazienza e determinazione continueremo a spiegare, di notte e di giorno, la nostra disponibilità a garantire diritti e a evitare ogni forma di discriminazione nei confronti delle coppie di fatto, etero ed omosessuali, ma la altrettanto ferma indisponibilità ad introdurre tramite il testo della senatrice Cirinnà un simil matrimonio esclusivo per le coppie gay che apre le porte a reversibilità, adozioni e alla pratica dell’utero in affitto», ha dichiarato il senatore Giovanardi.
Nel frattempo, mercoledì pomeriggio, proprio davanti a Palazzo Madama, in piazza Cinque Lune, il Comitato Difendiamo i nostri figli ha avviato la raccolta firme contro il ddl Cirinnà. Un’iniziativa che proseguirà tutta l’estate e che, nell’ipotesi in cui il ddl venisse approvato, si tradurrebbe nella proposta di un referendum abrogativo.


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