Caso Scaglia. Sostenere che “è stata fatta giustizia” è diabolico, dice il diavolo

Il diavolo gongola quando la stampa applaude vittime di evidenti ingiustizie dire dopo anni di persecuzione: “È stata fatta giustizia”

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tempi-copa-silvio-scagliaMio caro Malacoda, questa domenica sono andato a Messa. Non ti stupire, ci vado sempre da suggeritore di omelie, questa domenica ci sono andato da spettatore. Stufo di occuparmi di processi e tribunali, mi son detto: facciamoci un bel bagno di spiritualità che non guasta. E ho avuto invece la riprova che Gesù è un maledetto materialista. Quando parla di fede («Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» era la chiusa del brano di Luca) intende sempre parlare anche di giustizia.

Il vangelo era quello della vedova e del giudice disonesto. Tanto lui è disonesto, tanto lei è molesta, finché lo costringe a essere giusto. Mi aspettavo un commento consolatorio del tipo “la giustizia non è di questo mondo” (che è vero, purtroppo per noi, ma viene detto in modo così astratto da far sospettare che non sia neanche dell’altro), e invece il prete prima ha spiegato che la giustizia (almeno quella distributiva) non è uguaglianza, non è dare a tutti in parti uguali ma a ciascuno secondo il suo bisogno; poi ha riletto un passaggio calcando la voce sull’avverbio finale: «E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente».

A questo punto mi sono distratto, perché quel “prontamente” mi ha confermato della bontà (o della malvagità, dipende dai punti di vista) della nostra azione in campo giudiziario e mediatico. Il concetto è quello del cornuto e mazziato che accetta con rassegnazione i tempi della giustizia. Basta condire l’ingiustizia perpetrata con frasi di buon senso, detti entrati nell’uso comune: “Il tempo è galantuomo”, “Ci sarà un giudice a Berlino”… Intanto Berlino è lontana e per arrivarci ci vuole una vita. Quanto al tempo, è galantuomo se fa le cose in tempo, altrimenti porta tutto in rovina.

Non sai il piacere che mi procura vedere come, con il compiacimento quasi unanime della stampa per la loro signorilità, vittime di evidenti ingiustizie, quando dopo anni finalmente un tribunale le ha riconosciute innocenti dalle accuse che gli hanno rovinato la vita, commentano compite che “è stata fatta giustizia”.

Ti basti un esempio: Silvio Scaglia. Fondatore di Fastweb, nella quale non ha più ruoli dal 19 giugno 2007, il 23 febbraio 2010 viene accusato di «associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale». È all’estero, torna in Italia e si consegna spontaneamente alla magistratura, convinto che con un interrogatorio chiarirà la sua estraneità ai fatti. Viene chiuso in una cella per 80 giorni e poi per un anno agli arresti domiciliari (gli vietano anche di affacciarsi alla finestra).
La sua difesa sostiene che questa carcerazione preventiva non è giustificata, non c’è pericolo di fuga (è rientrato dall’estero), né possibilità di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove (da tre anni non è più in azienda). Il 17 ottobre 2013 viene assolto con formula piena. «La macchina della giustizia ha funzionato» è oggi il commento soddisfatto di chi, tre anni fa, provvide a sbattere il mostro in prima pagina. Nessun giudice dovrà rispondere dell’errore (errore?) fatto.

Così piace a noi la giustizia: a ciascuno il suo. A qualcuno di più.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

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