Caso De Magistris, Facci contro i colleghi: «Lo hanno creato e ora lo scaricano. Bastavano 20 minuti per capire che era niente»

Intervista al giornalista anti-manettaro di Libero: «Per vendere copie la stampa ha cavalcato le sue indagini senza riuscire a capire di cosa trattassero. Non lo sapeva nemmeno lui»

Mercoledì 2 ottobre il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha ricevuto l’atto di sospensione da parte della prefettura: in base alla legge Severino, infatti, l’ex pm non può più ricoprire l’incarico di primo cittadino per via della condanna rimediata in primo grado per l’abuso d’ufficio compiuto quando era sostituto procuratore di Catanzaro, nell’ambito dell’indagine Why not. De Magistris però insiste sulla linea ultra-(auto)garantista inaugurata fin dalla pubblicazione della sentenza: si rifiuta di presentare le proprie dimissioni, si dichiara «onesto fino al midollo» e, caso mai, denuncia che in Italia vige «una democrazia malata». Nessuno sa per quanto tempo “Giggino” riuscirà a rimanere seduto sulla poltrona che occupa. Le uniche certezze sono che le sue funzioni sono passate in automatico al vicesindaco, e che lui ormai è solo contro tutti. Ad eccezione di Marco Travaglio (che comunque gli consiglia di dimettersi in ossequio alle norme), al suo fianco non c’è più nemmeno uno dei grandi quotidiani che nel 2011 salutarono la sua elezione come “la rivoluzione arancione” che avrebbe salvato Napoli. Ne parliamo con Filippo Facci (foto a destra), una delle prime penne di Libero, da sempre fiero avversario del giustizialismo che dilaga in quasi tutte le redazioni d’Italia. Facci, lei ha denunciato per molti anni quello che ora i giudici di Roma hanno riconosciuto: De Magistris ha agito abusando della sua posizione di magistrato. Si aspettava che sarebbe finita così? Certo che mi aspettavo che finisse così. Ho letto e ripercorso tutta la carriera e i procedimenti di De Magistris: la media di tutte le sue inchieste o dei pochi processi è così incredibilmente fallimentare che sarebbe stato stupefacente semmai l’esito opposto. Intanto De Magistris rimane barricato dentro palazzo San Giacomo. Finisce così anche la rivoluzione arancione? La “rivoluzione arancione” non finisce mica con questa sentenza, è già finita molto tempo fa. I sondaggi lo hanno dimostrato inesorabilmente. Ieri a Napoli sono scesi in strada a difesa di De Magistris letteralmente quattro gatti. Quattro di numero: una rappresentanza di sostenitori fisiologicamente presenti in qualsiasi formazione residuale. L’augurio che faccio a Napoli è di tornare a votare. Sarebbe divertente se De Magistris si ricandidasse: so vedrebbe davvero cosa è rimasto di lui, cioè niente. Ha vinto solo per una serie incredibile di coincidenze, ora la verità sarebbe evidente. I napoletani hanno una serie di colpe impressionanti per averlo votato, e rimorsi che si porteranno all’inferno. Ma anche al masochismo c’è fine. Oltre che con i voti dei napoletani, però, De Magistris è diventato sindaco anche grazie a una formidabile campagna stampa. Grandi testate come il Corriere della Sera o la Repubblica lo hanno presentato a lungo come un eroico giustiziere. Oggi, ad eccezione di Marco Travaglio che coerentemente continua a difenderlo, lo hanno scaricato tutti. Non è così? Il caso De Magistris è unico. È successo altre volte che venisse cavalcato un magistrato e poi che fosse abbandonato nel momento del declino. Un atteggiamento tipico italiano. Ma De Magistris è stato cavalcato dai media nonostante la sua totale, direi anche demenziale, assenza di progetti. Che fosse un nulla, un danno ambulante, era scritto nero su bianco ben prima della sentenza. Era scritto proprio alla partenza della sua avventura mediatica, e non c’era bisogno di arrivare sin qui: la stampa lo ha gonfiato senza minimamente occuparsi del nulla che lo accompagnava e lo avvolgeva. Oltretutto all’epoca nessun giornalista aveva capito di cosa trattassero concretamente le tre inchieste che lo avevano reso famoso. Why not, Poseidone e Toghe lucane sono state una tale serie di inconcludenze, di frasi attorcigliate e senza fondamento, di contorsioni mentali senza attinenza con la realtà che a leggerle si faceva davvero fatica a capire dove andassero a parare. De Magistris martedì sera in tv da Floris ha detto, difendendosi, una cosa incredibile: «Sono passato dall’essere un magistrato stimato, un grande magistrato, all’essere considerato il Totò Riina delle toghe». Ecco, la verità invece è che non è mai stato nemmeno un magistrato stimato. Perché allora tutti i media hanno sempre dato spazio alle sue inchieste, e poi di fatto hanno appoggiato la sua candidatura presentandolo come un rivoluzionario? Ognuno ha cercato di ritagliare una piccola porzione di vantaggio. Singoli o piccoli giornalisti lo hanno cavalcato quando era pm per avere la possibilità di pubblicare qualche presunto scoop. Poi ci sono stati i giornalisti più noti – e non mi riferisco solo ai Travaglio o ai Michele Santoro – che hanno invece esaltato la candidatura di De Magistris per trasformare l’indignazione di Napoli in “furia di popolo” e alimentare il clima anti-casta, nella convinzione che questo facesse vendere qualche copia in più. È stata però solo pura disinformazione: nemmeno i più attenti tra i giornalisti di questa categoria riuscivano a cogliere la natura istruttoria di De Magistris, proprio perché le sue inchieste erano semplicemente invertebrate. Sono andati avanti pensando che ognuno sapesse il fatto suo, il problema è che nemmeno De Magistris sapeva quel che faceva… E così a causa sua è caduto un governo, si sono rovinate le vite di centinaia di persone innocenti, la stampa italiana ha fatto una clamorosa figuraccia e alla lunga lui ha finito solo per delegittimare se stesso e la magistratura. Ora i giornali mascherano con imbarazzo il frettoloso appoggio offertogli in passato. Come se la legge Severino consentisse di cancellare con un colpo di spugna le gravi responsabilità di chi ha reso possibile la sua ascesa. Un personaggio come De Magistris poteva fare quello che ha fatto solo in Italia. Solo a Catanzaro e Napoli, mi spiace doverlo dire, un certo malcontento popolare poteva sfociare nell’affidarsi ad un improvvisatore del genere. I giornalisti stavolta avranno imparato la lezione? No, non sono persuaso che la stampa italiana, come la politica, sbagliando impari. Politica e media si danno tempi opportunistici. Lasciano che siano pochi outsider a denunciare che il re è nudo, poi, al momento giusto, quando è chiaro che l’aria è cambiata, tutti aggiornano la propria posizione. Ma il punto è: chi fa cambiare l’aria? La forza di inerzia, i riflessi da brontosauro della stampa lasciano che tutto accada con ritardo. Ci volevano venti minuti per capire chi era De Magistris. Lo sapevano tutti. E però tutti lo hanno lasciato procedere come se fosse stato sospinto dallo Spirito Santo. Cosa accadrà adesso a De Magistris? Spero che accada quello che lui avrebbe fatto volentieri accadere nei confronti di un indagato. Spero cioè che i carabinieri vadano a prelevarlo dal suo ufficio. Mi fa un po’ ridere che un “sostanzialista” come lui si attacchi ora ai cavilli. Ma lui delle regole se ne è sempre fottuto. Ciò che mi aspetterei, comunque, al di là dei suoi capricci, è che almeno il Consiglio comunale capisca che a Napoli conviene andare al voto.