Caso Contrada. «La “giurisprudenza creativa” non può travolgere i fondamenti del diritto»

«Il concorso esterno è un reato che nel codice non esiste, ma che è stato “disegnato” dalla magistratura». Intervista a Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione camere penali italiane

CORTE DI STRASBURGO, CONTRADA NON ANDAVA CONDANNATO PER MAFIA«Il caso Contrada sollecita una riflessione più generale sulla giustizia, e in particolare sulla “giurisprudenza creativa” che non è sempre rispettosa dei principi posti a garanzia del cittadino dalla Costituzione e dalle leggi» dice a tempi.it Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione camere penali italiane, commentando la sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato il nostro paese per il caso Bruno Contrada. L’ex funzionario del Sisde è stato condannato in Italia in via definitiva per un reato, il concorso esterno in associazione mafiosa, che non esiste nel codice penale, ma che è la “somma” di più reati, creata dalla magistratura con una serie di sentenze delle Sezioni unite della Cassazione, a partire dal 1994. Contrada è stato condannato per fatti commessi persino prima che entrasse in vigore quell’orientamento giurisprudenziale (1979-1988). «I principi costituzionali non possono essere travolti da una giurisprudenza “disegnata” e non disdegnata dalla magistratura», prosegue Migliucci.

Migliucci, perché secondo i penalisti italiani il caso Contrada spinge ad una riflessione più ampia?
Innanzitutto perché le norme penali dovrebbe essere fatte dal legislatore, dal parlamento, proprio perché precetti e sanzioni sono importanti e i comportamenti e le pene vanno delineate in modo tassativo. Questo è un principio base del sistema penale di uno Stato di diritto, si chiama principio di legalità. Per i reati di associazione di stampo mafioso, l’Italia si è dotata di norme specifiche, fatte dal parlamento: solo in un secondo momento, dal ’94, con una “giurisprudenza creativa” la magistratura ha creato qualcosa che non esisteva nel codice penale.

Cosa si intende per “concorso esterno in associazione mafiosa”?
Secondo il senso comune noi siamo portati a pensare che o fai parte o non fai parte di un’associazione criminale. Invece per la magistratura esisterebbe una terza via: quando una persona non è ritenuta parte dell’associazione, perché non ha un ruolo organico e non dà un contributo continuo nel tempo, e pur tuttavia va oltre il semplice favorire l’associazione. un esempio un po’ banale ma che rende l’idea è il medico che cura il latitante mafioso. Questo è ciò che si intende per “concorso esterno”, ed è per questo reato introdotto dalla giurisprudenza che Strasburgo ci condanna. L’articolo 7 della Convenzione europea per i diritti umani, infatti, prevede in modo chiaro che tutti i cittadini siano puniti solo per i fatti previsti dalla legge. Non si può essere condannati senza che vi sia una legge, occorre una norma che tassativamente contempli le eventuali condotte che sono reato in modo che il cittadino sappia in quali sanzioni può incorrere. Ma non solo: con il reato di “concorso esterno” siamo fuori anche dall’articolo 25 della nostra Costituzione, che prevede un secondo principio base di uno Stato di diritto: la non retroattività, cioè che si può essere puniti solo per reati per cui era già prevista una legge. Nel caso di Contrada, la condanna è intervenuta per fatti che erano precedenti persino alla giurisprudenza creativa. Purtroppo, però, questo fenomeno non si limita al singolo caso Contrada, ma ha un carattere culturale che attraversa l’intera magistratura.

Cioè?
Noi penalisti abbiamo spesso detto che l’interpretazione giurisprudenziale ha degli effetti anche positivi, ed anche che essa non può spingersi fino a creare delle norme, senza il parlamento. Infatti, qualora ci fossero dei vuoti legislativi, questo è molto rischioso. Le leggi vanno fatte in parlamento, i cui membri sono eletti dai cittadini ed esprime quindi la loro volontà.

Contrada si è augurato di avere giustizia anche in Italia. Il 18 giugno attende una nuova valutazione della sua quarta richiesta di revisione del processo. Pensa che la sentenza di Strasburgo possa influire sulle decisioni dei giudici italiani?
Questa decisione ha degli effetti sulla giurisprudenza per il futuro. Nel caso Contrada credo che la sentenza di Strasburgo si potrà prestare ad una rivalutazione delle condotte rispetto a quello che poteva essere addebitato a questa persona. Con questo non sto dicendo che Contrada ha certamente commesso condotte illecite, ma che anche nell’ipotesi che le avesse commesse, è stato condannato per un reato che non è previsto né dalle leggi né dalla giurisprudenza. A mio avviso, quindi, bene fa Contrada a chiedere di nuovo la revisione del suo processo.