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Carceri, il modello Trump conviene a tutti (anche a noi che non ne parliamo)

luglio 5, 2018 Caterina Giojelli

Con consenso bipartisan la Camera Usa ha approvato il First Step Act di una legge che permette di liberare carcerati anziani, stanziare milioni per migliorare la qualità della detenzione e reinserire le persone nella società

Quanta timidezza dei nostri giornali intorno alla riforma dell’ordinamento carcerario su cui punta Donald Trump. Con 360 voti a favore e 59 contro la Camera degli Stati Uniti ha approvato il First Step Act di una legge che permette di liberare migliaia di detenuti anziani, malati e donne prossime al parto, di stanziare milioni di dollari per migliorare la qualità della detenzione e reinserire le persone nella società.

 «GIUSTA DIREZIONE». Giustizia riparativa, misure alternative: c’è chi grida alla “mini riforma” (l’ala più a sinistra dei democratici sostiene infatti che la legge, non prevedendo una diminuzione delle pene per i reati minori come lo spaccio di droga, non risolve il problema e discrimina la stragrande maggioranza della popolazione carceraria rappresentata da neri e latinos); e c’è chi invece, come la Chiesa cattolica, nella persona di monsignor Stuart Swetland, presidente del Donnelly College di Kansas City, si aggiunge al grande consenso bipartisan riscosso alla Camera: «Ci stiamo muovendo nella giusta direzione».

IL CASO DONNELLY. Cosa c’entrino le parole di un monsignore con un atto legislativo di cui per altro i giornali hanno parlato pochissimo è presto detto: il college cattolico presieduto da Swetland gestisce una sorta di campus presso la casa circondariale di Lansing, fornendo corsi universitari a 402 persone incarcerate e permettendo a 20 di loro di diplomarsi. Ebbene, a Donnelly il grado di recidiva degli studenti galeotti è pari al 2 per cento, una cifra incredibilmente bassa rispetto alla media nazionale: secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sono circa 650 mila le persone che vengono scarcerate ogni anno, ma il 68 per cento di queste tornerà dietro le sbarre entro tre anni: un trend influenzato, secondo il dipartimento, dalla mancanza di prospettive una volta fuori, «senza lavoro, senza soldi e senza un posto dove vivere» le persone torneranno in galera, spesso facendosi arrestare per gli stessi reati.

FIRST STEP ACT. Quello del college americano non è un esempio isolato ed è sul rafforzamento dei “casi Donnelly” (che ad oggi si sovvenzionano esclusivamente attraverso donazioni private) che l’amministrazione Trump vuole puntare per cambiare la vita ai detenuti. Il First Step Act aumenterebbe infatti i finanziamenti stanziati per programmi educativi e di formazione professionale di 50 milioni di dollari ogni anno per cinque anni e incentiverebbe la partecipazione ai programmi garantendo la possibilità di scontare la pena, guadagnando fino a 54 giorni di rilascio anticipato. Vieta anche di ammanettare donne incinte e madri che hanno appena dato alla luce un bambino e garantisce la fornitura gratuita di prodotti per l’igiene femminile. Non solo, prevede che i prigionieri siano collocati entro 500 miglia dai membri della loro famiglia e aumenta il novero dei casi in cui può avvenire il rilascio per motivi compassionevoli.

IL RISPARMIO. Il disegno di legge dovrebbe riguardare solo una piccola parte dei 2,3 milioni di persone negli Stati Uniti attualmente dietro le sbarre (è la grande obiezione che potrebbe frenare il suo iter al Senato, dove molti membri insistono sull’inclusione di una riforma delle sentenze) dal momento che solo 225 mila persone, ospitate nelle prigioni federali, potrebbero beneficiare delle sue disposizioni, e in 4 mila verrebbero subito scarcerati. Ma si tratta di un passo importantissimo nell’immediato: secondo uno studio Rand, dati 2013, ogni dollaro investito nell’educazione dei carcerati consente di risparmiare dai 4 ai 5 dollari in costi per la detenzione. Chi frequenta corsi di istruzione ha infatti il 43 per cento di probabilità in meno di tornare dietro le sbarre.

LA STORIA DI RAMIREZ. Educazione come modello per ridurre il crimine e gli oneri dei contribuenti, dunque. Ma soprattutto per cambiare la vita di persone come Sandy Ramirez: quando gli arrivò una multa da 500 dollari, Ramirez, studente universitario del Bronx, decise che avrebbe fatto una rapina. Non voleva fare male a nessuno ma qualcosa andò storto: mentre stava scappando premette il grilletto. Una persona morì, un’altra rimase ferita. Ramirez fu condannato a 22 anni di carcere. In questi anni ha concluso gli studi, beneficiato di programmi educativi, ha incontrato qualcuno grazie a cui riscoprire la sua fede cattolica, ha ottenuto dei permessi per lavorare e ha iniziato così a reinserirsi nella società, «quando sono uscito, era come se mi sentissi parte del mondo». La storia di Ramirez è stata raccontata dal National Catholic Register in un lungo articolo sui limiti ma soprattutto i benefici e i consensi raccolti dal First Step Act tra eletti ed elettori democratici e repubblicani, laici e cattolici, ma qui in Italia chi mai racconterebbe che Trump li ha messi quasi tutti d’accordo?

Foto Ansa

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