«Non c’è mancanza di carburante per gli aerei, il problema sono i prezzi»

Di Piero Vietti
08 Aprile 2026
L’economista esperto di trasporti Andrea Giuricin (Ibl) spiega a Tempi che al momento non ci sono problemi strutturali per le conseguenze della guerra in Iran. «Le compagnie aeree sono coperte per mesi, ma navigano a vista»
Un aereo di linea della United Airlines atterra all'aeroporto internazionale di San Francisco (SFO) mentre un aereo della Delta Airlines è in coda per il decollo
foto Ansa

Le conseguenze della guerra degli Stati Uniti all’Iran con la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran hanno iniziato a pesare sui consumi energetici in Europa. Dopo l’annuncio del cessate il fuoco, si vedrà come evolverà la situazione, ma fino a poche ore fa c’era chi pensava addirittura a un piano di lockdown nel caso in cui il conflitto in Medio Oriente si protraesse ancora a lungo. Infatti era già scattato l’allarme sui voli aerei: dopo che alcune raffinerie nel Golfo sono state bombardate, il carburante scarseggia e costa sempre di più, molte compagnie aeree stanno pensando a come affrontare la crisi. Tempi ne ha parlato con Andrea Giuricin, economista dei trasporti presso l’Istituto Bruno Leoni.

È vero che le compagnie aeree stanno finendo il carburante? Non hanno scorte per garantire tutti i voli per diversi mesi?
Strutturalmente non è vero. Ci possono essere, in questo momento, problemi puntuali, ma ora come ora in Italia non c’è un tema di mancanza di carburante per gli aerei. Un’indagine pubblicata la settimana scorsa ha rivelato che l’86 per cento degli aeroporti nel mondo ha lo stesso quantitativo di carburante che aveva nello stesso periodo dell’anno scorso, e sono scorte che bastano per mesi.

C’è chi dice che in estate non si volerà più, o quasi.
No, il punto sono i prezzi che aumentano. Il carburante vale fino al 35-40 per cento dei costi di una compagnia aerea in tempi normali, se come è successo il prezzo raddoppia i vettori hanno due opzioni: aumentare a loro volta i prezzi dei biglietti oppure lasciare a terra i voli finanziariamente deboli. Al momento le compagnie navigano a vista, ma come ho detto per un po’ restano coperte grazie all’hedging, cioè al fatto che stanno usando cherosene acquistato prima dell’inizio della guerra a prezzi molto più bassi.

Il prezzo del carburante avio è destinato a salire ancora a prescindere da come evolverà la guerra?
Non è detto, anzi ha già smesso di salire come ha fatto nelle prime due settimane dopo l’attacco all’Iran. Al momento si è stabilizzato: a livelli superiori a quelli toccati con lo scoppio della guerra in Ucraina, ma si è stabilizzato. Certo, se si arrivasse davvero a una carenza sistemica di carburante, allora aumenterebbe oltre il 100 per cento.

Le compagnie aeree non possono fare nulla per limitare i danni?
Potevano fare qualcosa prima, e lo hanno fatto, coprendosi con l’hedging: Ita Airways, ad esempio, lo ha fatto all’80 per cento fino a fine anno. Oggi non pagano il prezzo pieno, ma prima o poi dovranno comprarne altro, a prezzi altissimi. A quel punto o cancellano i voli economicamente non sostenibili o aumentano il pezzo dei biglietti.

La situazione è allarmante, ma sui media viene fatto anche un po’ di allarmismo.
Come ho detto, esistono problemi puntuali, ma non strutturali, né in Italia né in Europa, al momento. E sottolineo: al momento. Non sapendo come evolverà la situazione è difficile fare previsioni a medio-lungo termine. Sicuramente l’incertezza e l’allarmismo potrebbero indurre la gente a non comprare più biglietti aerei, e affossare il sistema del trasporto aereo.

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