Cara Melania T., d’ora in poi solo foto mentre mangi brioche

Il principale passatempo di questo secolo pare essere frequentare le pagine social dei benestanti allo scopo di chieder loro se non si vergognino d’esser tali

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guia-Soncini

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Cara Guia, sono una donna molto sola. Mio marito ha un nuovo lavoro piuttosto importante in una città a un paio di centinaia di chilometri da casa. Per fortuna abbiamo un figlio, così l’ho potuto usare come scusa per non trasferirmi: se dici che non hai intenzione di lasciare l’appartamento che hai accuratamente arredato per anni per traslocare in una casa minimalista, tutta stucchi bianchi, ti danno dell’egoista; ma se dici che un bambino non può cambiare scuola a metà anno, sei la madre migliore del mondo.

Non è perché mio marito ora vive lontano e ci vediamo solo nel weekend, però, che mi sento sola (anzi: lui prima lo vedevo anche meno). È che non ho più amiche. Vedi, mio marito è un tipo molto estroverso, e quelli che hanno fatto le selezioni del personale si sono fatti incantare dalle sue barzellette sconce, ma non è tanto capace nel suo lavoro, e ora se ne stanno accorgendo.
E quindi tutte le mie amiche dicono «poverina», e vogliono consolarmi, e sono determinate a considerarmi una vittima. Ma io non mi sento vittima per niente, e sono anche un po’ offesa: come possono stimarmi così poco da pensare che non sapessi chi stavo sposando? Conosco bene mio marito e i suoi limiti: l’ho sposato per quelli.

Anche su Facebook non sento più l’affetto e la comprensione di prima. L’altro giorno ho postato una foto spiritosissima in cui mi cibavo di diamanti, arrotolando i gioielli con forchetta e coltello. Apriti cielo! Mi hanno accusata d’insensibilità. Un’insegnante precaria che prima mi metteva sempre like mi ha detto che c’è la crisi e io ostento. Non capisco: dalle mie parti mettersi carina è una forma di rispetto, mica posso farmi un selfie in ciabatte. Cosa mi consigli? Scusa se non mi firmo con nome e cognome, ma i colleghi di mio marito sono molto pettegoli.
Melania T.

Cara Melania, mentre leggevo la tua lettera pensavo: ma questa mi pare di conoscerla. Poi, arrivata alla firma, ho capito chi mi ricordavi: Melania Hamilton, la gatta morta di Via col vento la cui tenuta sotto sforzo è un faro per ogni donna che voglia durare sul lungo periodo, mica solo avere qualche fuggevole momento di sfarzosa gloria. La tua omonima aveva una disciplina da educazione siberiana, un tratto che leggo anche tra le tue righe.

Comprendo bene le tue istanze, e condivido il punto principale: il feticismo dell’infanzia è una gran comodità, in nome del non traumatizzare i bambini si può fare un po’ tutto, e nessuno te ne chiederà mai conto. Non capisco perché tuo marito non emuli questa tua saggezza: se ho capito bene sta passando un momento d’impopolarità in ufficio, ma sono certa che se si lasciasse scappare uno «scusate, ero distratto: dovevo aiutare il bambino a fare i compiti, sono preoccupato che lontano da me non impari bene i capoluoghi di provincia» tutto verrebbe istantaneamente perdonato.

Mi sentirei inoltre di consigliare a chiunque il tuo criterio di selezione coniugale. Scegliere un compagno per la vita in base a ciò che meno sopporti di lui è l’unica modalità ragionevole: i difetti non ti deluderanno mai. Mi preoccupa un po’, invece, l’ultimo problema che elenchi. Il principale passatempo di questo secolo pare essere la frequentazione delle pagine social dei benestanti allo scopo di chieder loro se non si vergognino d’esser tali.

Non è detto che non sia un progresso: se avessero potuto commentare sull’Instagram di Maria Antonietta «la gente non arriva a fine mese e tu pensi solo a farti i boccoli», probabilmente quei francesi si sarebbero sfogati abbastanza da non aver poi bisogno di decapitarla. Ti consiglio di assecondare sempre le proteste del popolo: sono loro che, coi loro like, decidono il tuo destino. Scusati per la foto coi gioielli: scusarsi non vuol dir niente, non costa niente, e piace moltissimo ai titolari di connessione wifi. D’ora in poi vedranno solo tue foto mentre mangi brioche – mi raccomando: vegane – e penseranno d’averti rieducata, mica che alle foto coi diamanti tu abbia solo messo delle impostazioni di privacy più accorte.

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