A Cannes gli uccelli cantano

Ufficio Reclame

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Al festival della pubblicità di Cannes si vede di tutto. In questa grande vetrina della creatività, per una settimana si proiettano i film più stravaganti, più violenti., più trasgressivi. Lo scopo, dovendolo dire in una parola, è sorprendere. In questo intento c’è riuscita fin troppo bene una agenzia di Sidney che ha ideato un commercial per promuovere una stazione radiofonica per gay, premiato con un Leone d’argento. Protagonista un uccello. Un uccello che balla e canta. Ma non un usignolo, con le ali, che vola…

Cosi, in un interminabile minuto in bianco e nero, cade l’ultimo tabù nel delirio della platea, che accoglie con una ovazione il passaggio del “volatile”. Scene da fine millennio. O da fine e basta, come commentano alcuni. Ma la creatività, quella non fine a se stessa, continua a produrre idee eccellenti e a vincere. Come col film che è valso al quotidiano inglese Independent il Grand Prix: la voce del poeta inglese John Cooper Clark elenca, come in una litania, una serie di divieti mentre scorrono le crude immagine della realtà, rese ancora più drammatiche dalla scelta del bianco e nero. “Non fumare, non bere, non essere grasso, non essere magro, non esistere, non giocare col fuoco, non essere diverso, non fare sesso. Non comprare, non leggere… Independent”.

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