California. Detenuti trans potranno operarsi a spese dello Stato e vivere nelle carceri del «sesso preferito»

I contribuenti della California pagheranno tra i 50 mila e i 100 mila dollari per ogni operazione. Ci sono 363 detenuti uomini che affermano di essere donne e 22 femmine che si dicono maschi

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Non solo potrà cambiare sesso a spese dello Stato, ma potrà essere trasferito nella prigione femminile. La battaglia legale di Rodney J. Quine, ormai noto come Shilon Quine, condannato all’ergastolo per omicidio, sequestro e rapina, è servita a fare della California il primo Stato in cui tutti i detenuti potranno operarsi a spese dei contribuenti e scontare la pena nel carcere del sesso a cui si sentono di appartenere. Questi nuovi diritti sono stati riconosciuti dai giudici con due sentenze emesse ad aprile e agosto, ma fino ad ora erano rimasti sulla carta, visto che erano stati accordati a un uomo in stato di libertà vigilata.

DIRITTI COSTOSI. La California ha adottato delle linee guida generali per i 363 detenuti uomini che affermano di essere donne e le 22 femmine che si dicono maschi. Le nuove regole includono una commissione costituita da due medici generici, due psichiatri e due psicologi che valuteranno quando si può procedere alla rimozione e ricostruzione dell’apparato genitale del detenuto, per un costo che varia dai 50 ai 100 mila dollari solo per l’operazione, senza considerare le terapie ormonali (500-3.000 dollari). Per accedere al servizio a carico dello Stato, un detenuto deve manifestare ripetutamente per «almeno due anni» «il desiderio di vivere ed essere accettato come membro del sesso che preferisce, incluso il desiderio di rendere il suo corpo il più coincidente possibile con il sesso preferito».

MASCHI IN CARCERI FEMMINILI. Per quanto riguarda il trasferimento nel carcere del sesso opposto a quello di nascita si legge invece che «non ci sono controindicazioni». Perciò, quando Quine sarà operato, diverrà il secondo detenuto maschio in un carcere femminile. Prima di lui Richard Masbruch, dopo aver violentato una donna ed essersi castrato, era stato trasferito e poi ripetutamente spostato da un carcere all’altro a causa delle numerose minacce e aggressioni verso le detenute.

LINEE GUIDA «CONSERVATIVE». Kris Hayashi, direttore esecutivo del Transgender Law Center di San Francisco, ha sottolineato che la decisione «è particolarmente importante perché il tasso delle persone transessuali in carcere è di sei volte superiore a quello della popolazione generale». Joyce Hayhoe, direttore dell’agenzia indipendente che sovrintende l’assistenza medica carceraria, ha definito le linee guida «abbastanza conservative», riporta il New York Times, dal momento che non verranno pagati trattamenti ulteriori come la chirurgia plastica cosmetica. 

Foto carcere da Shutterstock

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