Buttiglioni e politica del buon vino

Il Bicchiere. Enogastronomia politica. 39

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Quanti posti può avere una libreria? Dieci, cinquanta, cento? E poi perché la libreria e non l’osteria? E certo, dove volete che convochi, un professore, i suoi fedelissimi che si sono ritrovati, dopo tutte le scissioni possibili e immaginabili, sotto il motto di “uniti per essere forti”.

La notizia la dà il Giornale di giovedì 7 ottobre: “la Dc di Fanfani (Giorgio) si unisce a Buttiglione”. Ma anche per questa epocale fusione – dice la cronaca – ci sono polemiche ai vertici del partito. Ma quanti saranno stati in questa enclave? E dove si troveranno mai questi vertici, per studiare la strategia vincente? Davanti allo specchio di una boutique di fianco alla libreria? Si ha l’impressione, a volte, che la politica sia una malattia che colpisce il senso della realtà delle persone che la praticano.

E appartenere a un popolo diventa la prima delle astrazioni e delle illusioni quando non è uno slogan da togliere dalla naftalina per la prossima campagna elettorale.

Gli studenti universitari del Poli, della Cattolica e della Statale di Milano hanno costituito un’associazione, il Cavallo Rosso, per incontrare i loro compagni su un punto di interesse che li ricolleghi al tutto. Sono partiti dal vino. Mercoledì 6 ottobre hanno fatto il primo incontro, col sottoscritto e con Alessandro Sgaravatti (0429/780530), giovane produttore di Monselice (Padova). Erano in centocinquanta a sentirlo parlare di vino naturale e ad assaggiare il suo “Terralba” 1997 (chardonnay e tokaj) dal colore giallo intenso, profumo di agrumi e di frutta matura, gusto equilibrato, mediamente intenso, che rievocava gli aromi primari dell’uva. Non è un gesto politico anche questo? Non è un atto di civiltà dire “ci siamo”, “mi interessa”, “discutiamo”, “troviamoci”? M’ha dato più speranza vedere quei giovani con il bicchiere in mano, che sapere della rinascita della diccì in una libreria di Roma. Non vorrei esagerare e neppur suggerire di stappare i buttiglioni altrui, ma se anche i politici partissero dalla realtà, ad esempio dal vino, avrebbero almeno un effetto immediato: gli si schiarirebbero un po’ le idee.

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