Buoni e crediti

Il leader del cartello del Palavobis afferma che il futuro della scuola sta nella duplice via lombarda e altoatesina

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La Legge della Regione Lombardia introduce il buono scuola e si tratta dell’unico caso di istituzione (stato, regione, comune) al mondo che tenti realmente di applicarlo. Spesso, infatti, trattiamo del buono scuola, ma non c’è un solo paese al mondo dove il buono scuola sia applicato. Ma assumendosi questa responsabilità i responsabili della Regione Lombardia hanno espresso un giudizio serio e chiaro: ovvero che il sistema educativo di un paese è anche più importante dello suo stesso sistema di governo. Applicare il buono scuola, infatti, significa perdere il monopolio dell’istruzione e, con essa, la possibilità di una rendita politica dal sistema dell’istruzione. Più delle difficoltà amministrative, il vero problema per cui il buono scuola non è mai stato applicato in nessun paese è questo.

La Regione Trentino-Alto Adige ha promosso un’altra ipotesi di legge che fa menzione esplicita di un criterio che, come Compagnia delle Opere, abbiamo a lungo difeso e sostenuto: il credito d’imposta. È una buona ipotesi e, al pari della legge lombarda, corre gli stessi rischi di non essere approvata dal Governo. Ma, al di là dell’ostinazione con cui il Governo e l’attuale contesto culturale cercano di respingere ad ogni costo queste ipotesi credo che, dopo quanto successo in Emilia Romagna, molti piccoli indizi lasciano intendere che potremmo veramente essere vicini alla caduta di un muro che si è sempre opposto a una reale parità scolastica.

Mi è capitato di visitare diversi paesi europei e in Belgio, in particolare, dove è in vigore una legge piuttosto favorevole che finanzia le scuole non statali, ho visistato degli istituti cattolici. Ho visto scuole belle e molto ben organizzate. Notavo, però, che non c’era il crocefisso nelle aule. Mi sono informato e la superiora mi ha spiegato che non volevano assumere un atteggiamento violento nei confronti dei ragazzi che frequentavano la scuola… Ho pensato che davvero chi ha il pane non ha i denti…
Ecco vado a Roma perché i denti io li ho, ma il pane manca ancora. E finché non ce lo danno conviene che continuiamo a gridare.

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