Buona scuola statale, quanto ci costi? Ottomila euro ad alunno. Più 150 di “contributo volontario”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma separata che segnala una strana richiesta contenuta nel modulo per l’iscrizione della figlia all’anno successivo

Caro direttore, sono una modesta contribuente che lavora volentieri per il futuro dell’Italia, che sono i giovani, tra cui mia figlia che frequenta un noto liceo linguistico statale di Milano. Vivo modestamente del mio lavoro, sono separata e cerco di spendere i pochi quattrini con intelligenza.

Ho appena ricevuto il modulo per l’iscrizione della ragazza alla classe successiva e vorrei commentarlo con lei e con i suoi lettori. Ma sì, condividiamo! In fondo anch’io pago le tasse per la sua educazione scolastica: Beatrice (nome di fantasia) costa ai contribuenti circa 8.000 euro all’anno. Per carità, quando è per il bene, si paga volentieri, ma la quota comprende anche gli stipendi dei prof, tra i quali quello di “Motoria” che, alle assemblee di classe di inizio anno, ha detto che lui gli alunni li fa giocare sempre a pallavolo, purché non rompano le p… Si spende volentieri per il bene, dicevo.

Torniamo al modulo di iscrizione. Sul sito della scuola leggo:

«Agli Studenti e Famiglie delle classi 1^, 2^, 3^, 4^

Si avvisano gli studenti delle classi in oggetto che a partire dal giorno 14 gennaio 2015 possono scaricare dal sito dell’Istituto il modulo di iscrizione per l’anno scolastico 2015-2016. I moduli compilati in tutte le parti vanno consegnati al rappresentante di classe degli studenti entro il 12 febbraio.

Il rappresentante di classe è invitato a raccogliere le iscrizioni e consegnarle in unica soluzione in segreteria didattica al 1^ piano – sig.ra M. S. entro e non oltre il 15 febbraio 2015».

Anzitutto, mi pare originale che un minorenne debba gestire i moduli con i dati sensibili della classe. Nessun accenno a buste sigillate né ad altre modeste misure di sicurezza. Tutto “open space”. Ma le allegre domande di iscrizione non terminano di stupire. C’è l’appendice dei soliti, noiosi “documenti richiesti” (tutti, come sopra, ampiamente consultabili dall’alunno rappresentante di classe). Di questi è interessante la “ricevuta contributo volontario”. Naturalmente l’occhio mi cade sul “volontario” mentre Beatrice sibila: «Devo portare TUTTO al mio compagno!». «Anche il “volontario”?». «Certo! Sennò che figura ci faccio? Devo farmi prendere in giro?». Mi chiedo cosa succederà allo srilankese povero della classe.

Punto sul contenuto promesso in cambio dei 150 euro: assicurazione RC-infortuni (pensavo fosse compresa negli 8.000 euro annui, ma mi sbagliavo: la scuola è certamente assicurata con i Lloyds), pagelle (cioè se non pago la carta la pagella non arriva, niente timbro e firma in originale del preside), spese di funzionamento (toh, pensavo che anche la spesa della segretaria o dei docenti fosse compresa negli 8.000 euro), progetti, laboratori, strumenti, eccetera (beh, quelli in effetti sono optional: se non c’è il laboratorio linguistico al liceo linguistico poco male, ci sono abilissimi prof di lingua che affrettano un – bel – po’ il programma con una classe, perché poi devono accompagnare un’altra classe allo stage all’estero e non ci saranno per 15 giorni… conviene portarsi avanti, senza mai voltarsi indietro a contare i caduti).

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Che faccio, pago? Certamente! Tranquillizzo Beatrice e le dico solo che la mamma non è ancora interdetta, perciò desidera che la scuola fornisca un volontario dettaglio delle spese sostenute con il contributo volontario. Con gran scandalo della “collega mamma” radical chic anni Settanta – anche lei separata – che sospira: «E daglieli! La scuola statale è povera!». Già, io no.

Caro Renzi, ecco la Buona Scuola. Tranquillo, ci pensiamo noi italiani a farla buona e bella volontariamente.

Lettera firmata