Buona Pasqua, ma non crederete mica alle vecchie storie sulla salvezza

Per chi si fosse perso la tesi definitiva sulla redenzione del teologo di Repubblica Vito Mancuso, ecco la sintesi ragionata (si fa per dire) del Correttore di bozze

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

pasqua-salvezza-mancuso-repubblica

Orribilmente sfatto e vergognosamente impoltrito a causa delle festività pasquali, il Correttore di bozze si rigetta a capofitto nel duro lavoro quotidiano mantenendosi come sempre il più lontano possibile dall’informazione. Con tutta l’enorme messe di notizie giornalisticamente aggredibili, egli non ha trovato infatti nulla di meglio che riproporre all’attenzione dei suoi ingenui lettori l’articolone di Vito Mancuso proposto da Repubblica sabato 26 marzo, in vista dell’imminente Pasqua.

Con il magnifico titolo che gli hanno appioppato, “Cristiani o no, siate giusti e sarete salvi”, avrebbero potuto anche fare a meno di buttare via due pagine per pubblicare tutta la meditazione, perché quel titolo è già una sintesi perfetta della tesi mancusiana. Addirittura, la butta lì il Correttore di bozze, forse sarebbe bastato un efficace “Fate i bravi, che è Pasqua”. Tuttavia hanno deciso di metterlo lo stesso, l’articolone, e alla fine è stato un bene per la civiltà occidentale e perfino il Correttore di bozze medesimo, giacché a suo sterile avviso il commento del teologo di Carate Brianza è stata la cosa più illuminante di questi giorni.

Occhio perché la questione posta da Mancuso è centrale per i cristiani, e lo è soprattutto per i cristiani retrogradi come il Correttore di bozze. Di più: è «il centro stesso della fede cristiana, cioè la salvezza». Domanda Mancuso: «Come pensarla? Qual è la sua specificità?». Ovviamente anche su questo tema il teologo di Repubblica ha gioco facile nel dimostrare che «la Chiesa è rimasta indietro di 200 anni», come disse quel gran mattatore di correttori di bozze che fu il cardinal Martini, e che anzi questo «ritardo» è «del cristianesimo in quanto tale», mentre lui, Vito Mancuso, modestamente era già molto più avanti quando ancora portava i calzoni corti, e francamente non si capisce perché certi vecchi bacucchi vaticani si ostinino a far finta di non vedere tutto ciò.

Ma torniamo alla salvezza. Sostiene in sintesi Mancuso: non è che si capisca tanto bene cosa intendano i papi e i vescovi quando ci promettono la salvezza, avete notato? Sì, il catechismo parla della «salvezza come redenzione operata da Cristo», ammette Mancuso, ma perché secondo voi «il concetto di redenzione è sconosciuto alle altre religioni»? Vuoi vedere che in tutti questi secoli il Correttore di bozze e il suo giro di preti non ce l’hanno contata giusta?

Adesso il Correttore di bozze, essendo un noto ciarlatano, la mette giù alla porcogiuda poiché solo di questo è capace lui. Mancuso invece la infarcisce di citazioni evangeliche e bibliche e paoline, ma la tesi più o meno è quella. Qualche assaggio per rendere l’idea.

«Il cristianesimo – scrive Mancuso – si distingue (dalle altre religioni, ndr) perché ritiene l’umanità corrotta dal peccato originale e incapace di meriti spirituali, e quindi annuncia la salvezza come operata gratuitamente da Dio mediante la redenzione ottenuta da Cristo», e in effetti «la Pasqua è la solenne celebrazione di questo evento». Però attenzione: chi lo dice che la salvezza consiste in ciò? «Esaminando la storia di tale dottrina si vede che il primo a formularla fu san Paolo», dice Mancuso. Seguono ottime citazioni e poi il colpo di scena: «Leggendo i suoi scritti in ordine cronologico si scopre però che non sempre san Paolo la pensava così. Nella sua lettera più antica infatti egli non parla della morte-risurrezione di Cristo come di un atto redentivo, né dell’evento salvifico come già avvenuto. Al contrario per lui la salvezza deve ancora attuarsi», e infatti ai tessalonicesi scrive che «il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo» eccetera. Ma allora perché il furbetto «cambia presto prospettiva» ed escogita la trovata della redenzione? Per Mancuso «è facile capire il perché». È chiaro infatti che «la mancata venuta di Cristo lo induce a porre il centro focale non più nel futuro ma nel passato, Cristo è il salvatore non perché tornerà vittorioso ma perché è morto offrendosi al Padre e riconciliandoci a lui con il suo sangue. Cristo diviene così il redentore crocifisso. È in questa luce che vent’anni dopo vengono composti i Vangeli».

Punto.

E così, en passant, non so se vi siete accorti ma abbiamo sistemato un paio di mille anni di credenze che onestamente avremmo potuto risparmiarci per intero, se solo avessimo avuto un Mancuso quando ci voleva.

Comunque. Il Correttore di bozze insiste: l’articolo va letto tutto se si desidera davvero perdere la fede. Qui ci accontenteremo di ribadire solo che la storia della redenzione l’ha inventata chiaramente un san Paolo in difficoltà con le sue stesse profezie e che «anzi», per usare le parole di Mancuso, «la dottrina della redenzione non sarebbe piaciuta per nulla a Gesù», il quale piuttosto si è sempre trovato curiosamente d’accordo con Repubblica, sempre modestamente e sempre citando gli evangeli.

E qui viene il bello. Perché verso la fine della lettura il Correttore di bozze, ormai convinto di essere stato canzonato per tutta una vita di cieca devozione clericale, viene preso dalla domanda: ma quindi, questa salvezza che è? «In realtà – risponde placido Mancuso – occorre pensare che la salvezza è sempre stata disponibile agli esseri umani, a qualunque religione o non-religione appartengano, perché è legata al bene e alla giustizia».

Calma però, non è che un teologo cattolico si metterebbe a predicare la splendida inutilità della Chiesa cattolica se non fosse che «è il Vangelo ad affermarlo». Serve una prova? Avete presente quando Gesù dice che «riceverete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo» perché «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito»? Ebbene, secondo Mancuso «vi sono parole analoghe» nel Libro dei Morti dell’antico Egitto: «Ho soddisfatto Dio con ciò che ama: ho dato pane all’affamato, acqua all’assetato, vestiti all’ignudo, una barca a chi non ne aveva».

C’è dunque un testo che «risale a 1500 anni prima di Cristo e dicendo le stesse cose mostra il vero senso della salvezza, che mai mancò al genere umano, ben prima del cristianesimo storico: la liberazione dall’ego e l’apertura al bene, all’amore, alla giustizia». Chi glielo ha fatto fare di resuscitare, a quello? Bastava leggere la Repubblica di Tutankhamon per salvarsi, accidenti ai preti. A questo punto il Correttore di bozze, già mezzo convertito al culto di Anubi, chiede umilmente, ormai più per curiosità che per altro: ma quindi lei, signor Vito, per quale ragione sarebbe cristiano? E lui: «Io ritengo non implausibile pensare che, in chi pratica questo stile di vita (lo stile fate-i-bravi, ndr), possa generarsi una peculiare disposizione della sua energia costitutiva (ciò che tradizionalmente si chiama anima) in grado di vincere la curvatura dello spazio-tempo». Ecco. La plausibile curvatura dello spazio-tempo. Lo sapevo che aveva ragione il dottor Spock.


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •