Buona giornata a te, Nadia Toffa

La conoscemmo quasi per caso per una trasmissione che mai si fece. E nacque una simpatia e un’amicizia non scontata

Non ci crederete, ma è andata così. Ci siamo conosciuti nella signora magione di Davide Parenti, ideatore e mente delle Iene. Pier Silvio Berlusconi voleva un talk centrato sull’enfasi della divisività. Hanno pensato giustamente a Tempi e al suo ambiente umano.

È così che ho conosciuto Nadia Toffa, la bella presenza che avrebbe dovuto condurre l’incendiario talk. Qualche riunione di redazione tra Roma e Milano. Un mezzo impasto di amicalità tra il giro Iene e il nostro. Un numero zero della trasmissione con caposquadra dei nostri Carlo Simone. Di là un sapientone di ispirazione Emma Bonino e naturalmente onestà tàtàtà.

E così venne subito chiaro che si sarebbe andati allo scontro a brutto muso ad ogni puntata. Ora, siccome Nadia avrebbe dovuto giocare il ruolo della Maria De Filippi, un po’ a gestire, un po’ a provocare lo scontro verbale di due squadroni di ventenni, si è anche capito in fretta che non sarebbero stati i nostri a soccombere. 

Fatto sta, che del nuovo programma non abbiamo saputo più nulla. Così, la Toffa è ripartita con le Iene. E noi con Tempi (che con le Iene avevamo fatto a cazzotti, e le avevamo stese, sul caso Stamina).

Nadia ci fece comunque il regalo di scrivere un pezzo per il numero del Te Deum. Regalandoci naturalmente molta della sua energia simpatetica. E pensierini di raccapricciante grillismo di cui le Iene sono state e continuano ad essere ricche levatrici. 

Ma questo non conta ai fini dell’amicizia. Siccome la realtà è tutto un altro mondo di quello dell’apparenza in cui ci si posiziona come nei giochi di ruolo Tv, così come ci mescolammo volentieri con le Iene con cui non avevamo nessuna liason di sentimenti e opinione, e fieramente mantenendo la nostra identità, questa sì che ha stuzzicato il dialogo, un filo in profondità ci tenne in contatto con la biondina tutta energia e simpatia. La bresciana tosta che correva verso il futuro, ben consapevole dei doni che la vita le aveva regalato. E decisa a cogliere le sue chances.

Ci siamo scambiati qualche messaggio nel tempo dei, diciamo così, “chemiati”. Lei mi diede il benvenuto nel club e io la ricambiai con un dono per Natale. Che poi era il libro del viaggio in Terrasanta con don Giussani. Nadia mi ringraziò e continuò a credere, come hanno scritto i suoi amici di spettacolo, che ce l’avrebbe fatta. 

Era il 12 gennaio di quest’anno. Mi diede un «Grazie davvero» accompagnato dal disegnino delle mani giunte. Le risposi che il giorno dopo sarei stato a una Messa dai monaci della Cascinazza. «Ti affiderò anche alla loro amicizia». Come in effetti avvenne, affidata al monaco Pippo La Rocca. Mi sorprese la tua risposta, Nadia. «Questa è una grande cosa. Te ne ringrazio molto. Buona giornata». 

Buona giornata a te, bella faccia aperta e sorridente tra le braccia del Mistero che fa tutte le cose. Lo abbiamo imparato da un uomo a dire così. “Mistero che fa tutte le cose”. Ed è talmente vero che anche adesso, se ti penso, capisco che ci sei, Nadia.