Bridgestone Bari, revocata la decisione di chiudere lo stabilimento

«L’azienda voleva chiudere per i costi dell’energia e della logistica» spiega Filippo Lupelli (Uiltec-Uil). «Ce l’abbiamo fatta perché non siamo più soli»

Ieri si è avuta una svolta positiva per lo stabilimento Bridgestone di Bari (950 dipendenti), che il 6 marzo aveva ricevuto la comunicazione dalla sede europea di Bruxelles di «chiusura irrevocabile». Al tavolo organizzato al ministero dello Sviluppo, oltre al ministro Corrado Passera, al sottosegretario Claudio De Vincenti, e al viceministro al Welfare Michel Martone, erano presenti il presidente della Regione Nichi Vendola, il sindaco di Bari Michele Emiliano (Pd), il board europeo Bridgestone con in testa l’amministratore delegato per l’Europa, Franco Annunziato, e i sindacati, tra cui anche Filippo Lupelli, segretario provinciale Uiltec-Uil Bari, che così racconta a tempi.it: «Ieri abbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra. Comunque abbiamo ottenuto le scuse di Bridgestone agli operai, e la decisione che la chiusura non è più “irrevocabile”».

Come hanno reagito gli operai alla notizia?
Alcuni di loro erano a Roma, con una delegazione con 350 operai: sono arrivati in cinque pullman da Bari, più altri arrivati con le proprie vetture e sono rimasti fuori la sede del ministero per tutto l’incontro. Non appena abbiamo comunicato la notizia si sono rasserenati. Abbiamo vinto la battaglia ma non ancora la guerra: dalla Bridgestone hanno solo ritirato l’irrevocabilità della chiusura. Ciò significa l’apertura di un tavolo istituzionale, con il ministero e gli enti, che ci garantirà l’importanza dell’accordo.

Cosa vi hanno detto dall’azienda?
Ci hanno chiesto scusa. Lo ha fatto Franco Annunziato, non appena ha preso parola. Ha esordito chiedendo scusa ai lavoratori, alla città e alle istituzioni per il metodo con cui è stata data la notizia (comunicata via fax a Bari, ndr.), poi ha voluto specificare che mai è stata messa in discussione la qualità del lavoro in questo stabilimento. Ha spiegato che la decisione era stata determinata da uno studio commissionato ad una società estera, che in base ad uno screening ha fatto emergere costi superiori per l’Italia rispetto agli altri stabilimenti dell’Europa occidentale.

Cioè?
Anzitutto ci hanno spiegato che la loro previsione sulla ripresa del mercato e della produzione europea è per il 2020: c’è da soffrire altri sette anni. Poi, fatto 100 il costo energia dello stabilimento di Bari, in Francia l’energia costa 73, e in Spagna 71. Inoltre, considerato che il 75 per cento della produzione italiana va all’estero, e nel Nord europa in particolare, il costo della logistica ha inciso moltissimo. Annunziato ha spiegato anche che non si tratta di un problema delle infrastrutture intorno allo stabilimento, che non sono messe in discussione e definite ottimo, ma di costo del trasporto dei prodotti su gomma. In questo Francia e Spagna per loro restano più concorrenziali. Inoltre ci ha detto che c’è la necessità di ammodernare le linee dello stabilimento, per produrre coperture di alta gamma, dato che la produzione attuale è soprattutto rivolta al mercato delle utilitarie, che vede principali concorrenti, e con costi notevolmente ridotti, i mercati dell’oriente, India e Cina, dato che questi sono anche i principali acquirenti di utilitarie. In Italia, devono piuttosto orientarsi, per penetrare sul mercato, su prodotti di altissima gamma, lasciando la produzione “ordinaria” ai paesi emergenti. Tutti questi aspetti dello studio hanno fatto pendere la bilancia sulla chiusura di Bari, che adesso appunto è revocata per il momento, in attesa di una soluzione. Annunziato ha precisato che le realtà Bridgestone a Roma (centro ricerca e sviluppo, 520 addetti), e a Milano (direzione commerciale, 150 dipendenti) non sono invece in discussione.

E che soluzioni sono state prospettate?
Tolta l’irrevocabilità della decisione, con la sospensione della nostra condanna a morte, noi come tutte le istituzioni abbiamo detto che si può discutere. I rappresentanti istituzionali, da quelli nazionali al presidente della Regione, si sono tutti impegnati a reperire fondi a livello regionale, nazionale ed europeo, per cercare di tamponare l’impatto dei costi energetici, e poi per agevolare gli investimenti per la ristrutturazione degli impianti baresi. Questo a fronte della presentazione di un piano industriale preciso di Bridgestone, con costi e investimenti quantificati al dettaglio. Il 5 aprile è previsto il nuovo tavolo, che poi sarà il primo effettivo. La sede rimarrà Roma, a prescindere da chi sarà il prossimo ministro, d’altra parte l’aspetto politico è già superato con la volontà di ricercare ogni forma di sostegno.

Si prevede anche il ricorso ad ammortizzatori sociali che riguarderanno i lavoratori?
Questo tema verrà discusso il 5 aprile. Siamo consapevoli che esiste una crisi, l’abbiamo affrontata anche con altre multinazionali attraverso il ricorso agli ammortizzatori, per la salvaguardia dei livelli occupazionali. Sarà molto difficile ottenere il nostro sì ad eventuali ridimensionamenti, mentre invece lo daremo a tutti gli altri strumenti (cassa integrazione, contratti di solidarietà, etc.). Per il momento non abbiamo ancora i dati, prima del prossimo incontro, per capire la grandezza del problema. Ma dalla capacità delle istituzioni e da questo lavoro di squadra, se tutti saremo bravi a reperire risorse e a investire sulle linee di produzione per avere un prodotto premium, sono convinto che si potrebbe andare anche incontro ad una crescita occupazionale. Posso aggiungere una cosa?

Prego.
Noi italiani ci muoviamo solo quando siamo in difficoltà, si vede che dobbiamo stare sotto pressione prima di saper risorgere come un araba fenice. In questa storia ci siamo mossi grazie al fatto che tutti, sindacati, istituzioni, giornalisti, cittadini, abbiamo lavorato come un unico corpo. Ora continuiamo con speranza, perché sappiamo, e abbiamo visto in questi giorni, che gli operai Bridgestone non sono soli.