Bresso come Zapatero

IN SEI MESI LA GIUNTA REGIONALE PIEMONTESE HA GIà MESSO IN PRATICA ALLA LETTERA LA RICETTA PRODI: STATALISMO, MULTICULTURALISMO IDEOLOGICO ED ELOGIO DELL’OMOSESSUALITA’

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Mica male la brezza ideologica che soffia sul Piemonte da quando, nell’aprile di quest’anno, Mercedes Bresso (Ds) ha conquistato la presidenza della Regione.
Già, perché con tutte e tre le principali istituzioni locali (Regione, appunto, ma anche Comune e Provincia di Torino) saldamente in mano a governi di centro-sinistra, il nuovo “Piemonte Rosso” rischia davvero di soffocare tra misure stataliste e zapaterismo alla crema gianduja.
Qualche esempio? Cominciamo da Sua Maestà la Fiat che sta per siglare un bell’accordo proprio con gli appena citati enti locali. In pratica Regione, Provincia e Comune sborseranno al Lingotto 70 milioni di euro (soldi pubblici, ci pare) per acquistare 300 mila metri quadri di aree dismesse dello stabilimento di Mirafiori (fabbricati inutilizzati e sterpaglie) più altri 600 mila metri al Campo Volo, periferia di Torino. Aree nelle quali dovrebbe sorgere un centro di ricerca pubblico-privato.
In cambio gli amministratori pubblici hanno ottenuto da Montezemolo e Marchionne la promessa che 80 mila modelli della Grande Punto verranno costruiti negli stabilimenti di Mirafiori, smistandoli da Melfi.
In questo modo, gongolano i politici di sinistra a pochi mesi dalle elezioni comunali, abbiamo salvato i posti di lavoro degli operai. Peccato che il prezzo, pagato con i soldi dei contribuenti, sia stato un po’ troppo alto. Magari quei soldi potevano essere utilizzati per altri investimenti che probabilmente avrebbero creato maggiore occupazione abbassando il tasso di statalismo del sistema. Niente da fare, nessuno ha fiatato. Mamma Stato deve continuare a difendere e foraggiare la povera Fiat. Chissà, si potrebbero chiedere degli sconti sulla Grande Punto visto che in fondo ce la siamo già un po’ pagata.
E che dire della partita educazione? Appena entrata nella stanza dei bottoni la giunta Bresso si è subito precipitata ad assestare qualche sonoro schiaffone alla legge sul buono scuola varata dal precedente governo di centro-destra. Risultato: i fondi per il buono scuola sono passati da 18 a 16 milioni e sono state escluse le famiglie con un reddito superiore ai 25 mila euro. «La cosa più grave – spiega Giampiero Leo (Fi), ex assessore regionale alla cultura e “papà” del provvedimento – è che mirano a cancellarla del tutto entro il 2006».
Non mancheranno invece i fondi per far sì che la sanità regionale possa offrire il servizio di circoncisione per i circa mille bambini (in maggioranza musulmani, ma anche ebrei) che si stima si sottopongano ogni anno all’intervento. «Una scelta di civiltà – hanno dichiarato i consiglieri regionali diessini – che va nella direzione di una maggiore integrazione. In questo modo si eviterà che gli immigrati la pratichino in casa, in condizioni di scarsa igiene e in clandestinità». Tutto bello, tutto giusto. Ci vorrebbe però anche una leggina regionale che recepisse quella nazionale contro la pratica della mutilazione degli organi genitali femminili allegramente praticata in diverse comunità di immigrati. Insomma, tranquilli, la circoncisione la passa la mutua e nel 2006 il Comune ci regala pure il Gay Pride. Bando, dunque, alle tristezze perché il buon Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, ci offrirà il divertimento più anticonformista e sofisticato del mondo patrocinando, appunto, dodici mesi di eventi e convegni all’insegna dell’omosessualità. Unica clausola posta dalla pubblica amministrazione torinese: non si dovrà superare la soglia del buon gusto. Un comitato di morale pubblica vigilerà sugli eventuali eccessi. Per favore, tenete d’occhio il professor Gianni Vattimo.

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