Brasile. Dietro le proteste contro il governo, un’economia in frenata. Inflazione alta e crescita bassa

I prezzi continuano a crescere sopra il 6 per cento annuo, mentre il tasso di crescita del pil brasiliano (Pib) nel 2012 si è fermato allo 0,9 per cento. Ben al di sotto delle altre economie sudamericane

Tasso di crescita economica come i paesi dell’Unione Europea (0,9 per cento nel 2012) ma inflazione decisamente alta (6,5 per cento). Sono i due dati economici che spiegano perché in Brasile continuino a crescere le proteste. A manifestare contro il governo e contro la politica del presidente Dilma Rousseff (50 mila persone sono scese in piazza anche oggi, nella capitale San Paolo) non sono soltanto i poveri e gli “indignados”, legati ai partiti della sinistra radicale, che manifestano contro i 15 miliardi di dollari investiti per il mondiale di calcio del 2014, ma anche la classe media e gli imprenditori.
Il salario minimo previsto dalla legge brasiliana è aumentato dal 2002 del 700 per cento, favorendo l’inflazione e non il potere d’acquisto, le tasse per le imprese sono rimaste alte rispetto agli altri paesi dell’America latina e i licenziamenti sono difficili. Il Partido dos Trabalhadores (partito socialdemocratico al governo dal 2002) non è riuscito a porre rimedio alla questione della competitività, che rispetto agli altri paesi confinanti rimane scarsa. Inoltre, nonostante i progressi nella lotta alla povertà, non riesce a trovare soluzione ai 36 milioni di brasiliani che vivono ancora nella miseria estrema.

PIL BASSO E INFLAZIONE ALTA. I prezzi, nel 2012, si sono alzati del 5,8 per cento, rispetto all’anno precedente. L’inflazione galoppante registrata a fine anno, al di sopra delle aspettative, fa il paio con la bassa crescita economica. Il Pil brasiliano (Pib) nel 2012 è cresciuto dello 0,9 per cento. Cifra al di sotto di quanto preventivato all’inizio dello scorso anno, e comunque ben al di sotto del passato.
Nel grafico sotto, l’andamento del tasso di crescita brasiliano fra il 2007 e il 2012.

PREZZI GALOPPANTI. L’inflazione continua a crescere anche nel 2013, soprattutto a causa dell’aumento delle tariffe dei trasporti pubblici e dei beni alimentari. Alcuni cibi che fanno parte del normale paniere del cittadino brasiliano hanno addirittura raddoppiato i prezzi. L’aumento dell’indice dei prezzi, rispetto al 2012, a giugno ha già sforato il tetto stabilito del 6,5 per cento dalle autorità economiche del paese.
Nel grafico sotto, l’andamento dell’inflazione fra il 2011 e il 2013.

 

POLITICA MONETARIA RESTRITTIVA. Prezzi alle stelle, dunque, che hanno costretto la banca centrale brasiliana ad aumentare i tassi di interesse sul denaro portandoli dall’8 per cento di fine maggio all’8,5 per cento. Una misura di politica monetaria restrittiva che dovrebbe limitare il trend dell’inflazione ma che rischia di pesare anche sulla crescita economica. Secondo Alexandre Tombini, presidente del Banco Central do Brasil, i possibili ulteriori interventi di politica economica porteranno il tasso di interesse prima all’8,25 e poi all’8,5 per cento entro il 2014.
A nulla è servito, invece, per limitare l’inflazione, che il presidente Dilma Rousseff abbia fatto eliminare le tasse su generi alimentari come carne, latte, riso, farina, patate, pane, caffè, zucchero, olio, banane, burro e pomodori. Ora il governo sta cercando di stimolare la crescita varando manovre per la competitività, ma molti analisti ritengono che anche queste andranno semplicemente ad aumentare l’inflazione.