Br figlie di Pci e Kgb

Dal Mitrokhin si scopre che due personaggi che ruotano attorno
al sequestro Moro sono stati agenti Kgb. Dalle carte cecoslovacche
si scopre che nel ‘75 il Pci litigava con Praga sulle Br anziché riferire alle autorità italiane. A causa di ingombranti scheletri nell’armadio
e della consapevolezza che dietro le Br c’era l’Est, come spiega una vecchia intervista di un’estremista di sinistra. Enzo Fragalà,
capogruppo An in Commissione Stragi, mostra il filo conduttore

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Il 2 dicembre scorso il Senato ha dato il via libera all’istituzione della Commissione d’indagine sul dossier Mitrokhin; ma intanto la Commissione Stragi non era rimasta affatto con le mani in mano. Enzo Fragalà, capogruppo di An, spiega come le carte dall’Est stanno influenzando i suoi lavori.

On. Fragalà, in che misura l’acquisizione del Dossier Mitrokhin getta nuova luce sul rapimento e sull’omicidio di Aldo Moro, di cui per suo impulso la Commissione Stragi è tornata ad occuparsi? Ci sta aiutando molto, così come ci aiutano le carte cecoslovacche. Il 2 dicembre il prefetto Andreassi ci ha comunicato che l’identità di Giorgio Conforto quale capo della rete spionistica del Kgb, svelata dal dossier Mitrokhin, era nota già nel ‘79, quando vennero arrestati Valerio Morucci e Adriana Faranda nell’appartamento-covo di via Giulio Cesare 47 a Roma, assieme alla figlia di Conforto, proprietaria dell’appartamento. Ebbene, Andreassi, che allora era il vice-capo della Digos di Roma, ci ha detto che le note Sismi che indicavano in Conforto un agente del Kgb furono informalmente portate da lui medesimo al dottor Gallucci, allora capo dell’Ufficio Istruzione di Roma, che se le tenne nel cassetto.

Perché Gallucci avrebbe trascurato di trasmettere gli atti? Se Gallucci avesse avvertito i giudici inquirenti, Priore e Imposimato, che c’era un’informativa Sismi che diceva che Conforto era una spia del Kgb, le indagini sarebbero state mirate a capire se dietro il sequestro Moro c’era il Kgb, e la figlia non sarebbe stata assolta e scarcerata dopo due mesi. Perché la cosa incredibile di questa vicenda è che la figlia di Conforto, nonostante fossero stati arrestati a casa sua i due brigatisti latitanti più ricercati in Italia e ritrovate armi, compresa la mitraglietta Skorpion cecoslovacca che aveva ucciso Moro, nonostante tutto questo dopo due mesi venne assolta e scarcerata. Non c’è dubbio che ci fu un intervento politico sulla magistratura per coprire questa vicenda del Kgb, in quanto in quel momento il Pci sosteneva la maggioranza di governo, e sarebbe stato uno scandalo pazzesco scoprire che dietro il sequestro Moro c’era il Kgb.

Qualcuno ritiene che ci fossero pure i servizi cecoslovacchi. E dai documenti dell’Archivio Mitrokhin pare che il Pci ne fosse al corrente.

Noi sappiamo dalle carte dei servizi segreti cecoslovacchi che nel ‘75 il Pci venne avvertito da un uomo a loro vicino all’interno dei servizi segreti italiani che le Brigate Rosse erano armate, addestrate e finanziate dai servizi segreti cecoslovacchi.

Chi era costui che avvertiva il Pci? Un “amico del Pci”, così lo definiscono i cecoslovacchi, all’interno dei servizi segreti italiani.

Sta citando materiale del cosiddetto “dossier Havel”? Non è esattamente il “dossier Havel”, si tratta delle carte recuperate in Cecoslovacchia dal procuratore di Roma Ionta a seguito di un articolo del giornalista Fausto Biloslavo.

Che faceva il Pci, secondo queste carte? Berlinguer, anziché avvertire gli apparati italiani che avrebbero potuto smantellare le Brigate Rosse, invia il compagno Cacciapuoti, un esponente del Pci napoletano responsabile dell’ufficio esteri, in Cecoslovacchia. Questi si incontra con il responsabile degli esteri del Comitato centrale del Pc cecoslovacco e gli dice: “guardate che in Italia abbiamo saputo da un nostro amico all’interno del servizio segreto italiano che hanno ormai le prove che voi aiutate le Br Franceschini è stato arrestato e durante una perquisizione inaspettata – un’espressione che fa pensare che qualcuno avvertisse i brigatisti di perquisizioni imminenti – gli hanno trovato un passaporto italiano con il visto cecoslovacco. Dovete smetterla, -dice Cacciapuoti – perché se questa cosa viene risaputa dall’opinione pubblica siamo tutti rovinati. Quindi già nel ‘75 Berlinguer sapeva tutto, e stava zitto. Nel ‘78, a maggior ragione, quando sequestrano Moro, Berlinguer non può non capire che dietro l’operazione c’è il Kgb. Per giunta due mesi prima del sequestro Moro un borsista sovietico si era messo alle calcagna del leader Dc in università sostenendo che voleva frequentare le sue lezioni. Si chiamava Serghei Sokolov. Moro sospetta che si tratti di una spia del Kgb, e dice al suo assistente, il prof. Franco Tritto, di far controllare se si tratta effettivamente di uno spione. Dopo soli due giorni Lettieri, sottosegretario agli Interni, fa sapere che le indagini non hanno dato alcun esito, che si tratta di un normale borsista. Passano 21 anni, arriva l’archivio Mitrokhin in Italia, e scopriamo che Serghei Sokolov era un ufficiale del Kgb, arruolato nel 1981. Quindi nel ‘78, quando fu sequestrato Moro, era uno che stava facendo il “praticantato”, e l’operazione Moro gli servì per diventare “effettivo” nel Kgb.

Ma che interesse aveva il Kgb a promuovere, o a manovrare il sequestro Moro? Perché i brigatisti, dopo avere compiuto un sequestro eclatante, annunciato il processo popolare a Moro e la divulgazione degli interrogatori, invece uccidono Moro e non rendono pubblico nulla? Ce lo siamo chiesti per 20 anni e lo abbiamo chiesto ai brigatisti nei processi, che non ci hanno risposto. Invece fin dal 1978 un esponente dell’estremismo di sinistra, Renzo Rossellini, direttore di Radio Città Futura, che era la radio dell’estremismo romano, aveva rivelato quale fu il motivo, e tutti hanno fatto finta di non averlo letto. Questo Rossellini è famoso perché 45 minuti prima dell’aggressione in via Fani a Radio Città Futura annunciò che di lì a poco le Br avrebbero portato un duro colpo al cuore dello Stato e che probabilmente l’obiettivo sarebbe stato il presidente della Dc Aldo Moro. Questo Rossellini, nel settembre ‘78, cioè poco dopo l’uccisione di Moro, venne intervistato da un quotidiano francese, Le Matin, e gli chiesero come aveva fatto a pronosticare il sequestro. “Guardi – rispose- nell’estrema sinistra lo sapevano tutti che Moro era un obiettivo e che in quei giorni stava maturando una grossa operazione delle Br”. Lo sapevano tutti, si figuri se non lo sapevano nel Pci, dove avevano apparati di vigilanza, di controllo, di difesa incredibili! E il Kgb dove entra in gioco? Nell’intervista Rossellini dice che quella del sequestro Moro è stata “un’operazione di informazione in senso classico”, cioè un’operazione di spionaggio. Le Br hanno sequestrato Moro sotto la regia del Kgb, gli hanno estorto tutta una serie di informazioni che non hanno potuto utilizzare politicamente perché non ne avevano l’autorizzazione da parte del Kgb, le hanno passate ai sovietici, e i sovietici le hanno utilizzate a scopi informativi secondo un’operazione di spionaggio classica. Tanto è vero che dopo l’uccisione di Moro il Kgb avvia pure un’operazione di disinformazione, diffondendo la storia che dietro il sequestro c’erano gli americani e l’antipatia di Kissinger.

Forse per capire certi legami bisogna risalire più indietro nel tempo.

Sì, infatti nell’intervista a Rossellini chiedono che cosa sono le Brigate Rosse, e lui risponde che sono “il partito sovietico in Italia”, hanno dietro il Kgb e i servizi segreti dei paesi dell’Est. Risponde che è una storia che parte da lontano, dalla Resistenza, perché in Italia è sempre esistito un apparato militare filo-sovietico che addirittura attraversa il Pci, dove una forte minoranza fa parte di questo apparato militare filo-sovietico. Costoro a un certo punto hanno dato vita alle Br fornendo loro le armi che avevano conservato durante la guerra.

Infatti è lo stesso Franceschini, nel suo libro intitolato “Renato, Mara ed io”, che racconta che quando era dirigente della Fgci di Reggio Emilia con Prospero Gallinari furono gli ex partigiani comunisti a dare loro le armi per cominciare la lotta armata. Il rapporto fra le Br e la Cecoslovacchia nasce, in un certo senso, nel ‘45 quando 400 comunisti italiani, tutti inseguiti da mandati di cattura della magistratura italiana per omicidi e stragi, si trasferiscono a Praga.

Lì organizzano un’emittente di propaganda anti-italiana e anti-Nato rivolta ai nostri operai in Germania che si chiama Radio Praga…

…dove ha lavorato anche Sandro Curzi, l’ex direttore del TG3.

Sì, dove ha lavorato anche Sandro Curzi, e il cui dirigente del settore propaganda per un certo periodo fu Mario Moretti, il capo delle Br.

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