Bonus bebè Lavazza. Tutto bene, ma con un asterisco

Il Corriere esulta perché l’azienda dà 250 euro a figlio e per il “matrimonio”, comprese le unioni civili. Serve un post scriptum

lavazza

Complimenti alla Lavazza, la storica azienda italiana del caffè, che nei giorni scorsi ha sottoscritto con i sindacati quello che il Corriere della sera definisce un contratto di «welfare demografico».

La Lavazza ha infatti previsto, tra le altre, due nuove leve di welfare aziendale per i 400 dipendenti dello stabilimento di Gattinara (Vercelli): un bonus bebè di 250 euro per la nascita o l’adozione di un figlio e una gratifica matrimoniale, sempre di 250 euro per matrimoni, unioni civili e coppie di fatto.

Senza vincoli di genere

Complimenti alla Lavazza, dunque, che, come hanno dichiarato i suoi vertici, mira a un welfare «a sostegno della sfera personale, familiare e relazionale» con la precisazione che tale relazione non ha «vincoli di genere o orientamento».

Si prenda il buono che c’è: non è pensabile aspettarsi da una multinazionale una battaglia su cosa sia un’unione affettiva. Essendoci in Italia una legge sulle unioni civili, era inevitabile – anche per evitare cause – che anche per loro si prevedesse il bonus.

Un NB su cui Corriere sorvola

Meno comprensibile è il tripudio con cui un giornale come il Corriere presenti la norma. Se è certamente apprezzabile lo sforzo di Lavazza che, come altre aziende, è sempre più consapevole, a differenza della politica chiacchierona, del fatto che siano necessari «provvedimenti utili per favorire la natalità», tuttavia non si può non aggiungere al ragionamento un asterisco indispensabile su cui il quotidiano, invece, sorvola.

Nel caso delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, infatti, tutto si può dire tranne che esse possano essere incentivate a procreare. A meno che si voglia spingere la politica a fare in modo che anche tali coppie possano avere dei figli. Ma l’unico modo è la maternità surrogata, al momento (ma per quanto?) vietata in Italia.

Foto Ansa