Bomba atomica prescrizione

Sull’abolizione della riforma Bonafede salterà il governo? Vedremo se Renzi sarà coerente con quanto dice o se è solo tattica

Sarà la battaglia sulla prescrizione a far saltare il governo? Difficile dirlo – pare che la maggioranza voglia mettere la fiducia sul voto – ma è certo che una mediazione tra due posizioni tanto distanti pare ardua.

Riassunto. Ieri c’è stato l’ennesimo scontro tra Mattero Renzi e il ministro Alfonso Bonafede. Il leader di Italia viva ha invitato il guardasigilli a fermarsi «finché sei in tempo, perché in Parlamento votiamo contro la follia che avete fatto sulla prescrizione». E ancora, con l’enfasi che non gli manca: «Fra le poltrone e la civiltà giuridica scegliamo la civiltà giuridica,
e senza di noi non avete i numeri in Senato».

Da par suo, il ministro ha mostrato i muscoli:

«Non accetto ricatti e minacce da nessuno. E vado avanti. Io non penso che dovremmo tutti pensarla allo stesso modo. Qualcuno dovrebbe semplicemente rendersi conto di non essere più al governo con Alfano e Verdini, che come noto hanno una concezione della giustizia lontana anni luce dalla mia».

Due concezioni agli antipodi

Che le due “concezioni” siano agli antipodi non c’è dubbio. Da un lato, quella manettara grillina, “ispirata” dalla ratio davighiana secondo cui “si è colpevoli fino a prova contraria”, che, dal primo gennaio, ha portato all’abolizione, di fatto, della prescrizione dopo una sentenza di primo grado, sia essa di condanna o di assoluzione.

Dall’altra, la posizione renziana che ricalca quella di Forza Italia e che ritiene tale abolizione un obbrobrio giuridico, sia inutile sia dannosa.

Tutti contro Bonafede

In realtà, Renzi e Forza Italia (che con il deputato Costa ha presentato un emendamento per cancellare la riforma) non sono gli unici a pensarla così. Sul piede di guerra sono anche gli avvocati delle Camere penali (qui la nostra intervista al presidente Giandomenico Caiazza), ma anche autorevoli esponenti delle toghe italiane, come Carlo Nordio o Gherardo Colombo. Clamorosa è stata poi la presa di posizione del primo presidente di Cassazione Giovanni Mammone che, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha criticato apertamente la riforma. Politicamente, una bocciatura atomica.

Lo scambio coi leghisti

Da un certo punto di vista, nella loro idiozia, almeno i grillini sono coerenti. Il problema sono gli altri. Non va dimenticato, infatti, che la legge Bonafede fu approvata durante il governo gialloverde, in uno “scambio” tra i partiti che lo componevano: in cambio dell’appoggio pentastellato alla riforma della legittima difesa, i leghisti diedero il loro “sì” a quella grillina, riuscendo solo ad ottenere un rinvio sull’entrata in vigore (allora, va ricordato, il ministro Giulia Bongiorno aveva messo in guardia dagli effetti devastanti delle idee di Bonafede). In ogni caso, lo scambio ci fu. Al tempo, Pd e Leu votarono contro.

Mediazione impossibile

Oggi che si è arrivati al redde rationem, il Pd cerca di tenere insieme la maggioranza con lo scotch, invocando nuove sospensioni. Si cerca illusoriamente la mediazione di domopak Conte che però pare una toppa peggiore del buco: sospensione sine die della prescrizione solo per i condannati in primo grado, e non anche per gli assolti. Una sciocchezza anticostituzionale, a meno di voler pensare che “si è un po’ meno innocenti” fino a prova contraria.

Lega e Fdi si sono allineati con Forza Italia, vedremo se Renzi sarà coerente con quanto dice o se le sue sono solo manovre per mettere i bastoni tra le ruote degli alleati di governo. Insomma, se è tutta tattica o se davvero Italia viva «fra le poltrone e la civiltà giuridica» sceglierà «la civiltà giuridica».

Foto Ansa