Boldrini denudata da un burlone del web, si lamenta e lo denuncia. Ma cosa dovrebbe fare Berlusconi?

Al Presidente della Camera «basterebbe cliccare la parola “Berlusconi” su google per vedere che lei, nel tritacarne, c’è entrata solo con un mignolo», commenta Italia Oggi

Qualche giorno fa, Antonio Mattia, giornalista della provincia di Latina, è stato denunciato per aver spacciato una nudista, ritratta in una foto girata sul web, per Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati. Lui ha negato di averlo fatto: «Mi sono solo limitato a condividere una foto che già girava su Facebook, e di mettere qualche commento».

DENUNCIATO PER UN NUDO. In questi giorni, Boldrini si è lamentata della violenza che viaggia sulla rete. Degli attacchi arrecatele via Facebook, alimentati, a suo dire, dal sessismo. Fra i tanti accusati di violenza via web nei confronti della Presidente della Camera, Mattia è per ora l’unico denunciato. Per la foto burla, ha subito un blitz in casa da parte delle forze dell’ordine: polizia postale e commissario che, arrivati a casa sua, gli hanno sequestrato i computer. «La cosa veramente incredibile è la tempestività dell’intervento», ha spiegato in seguito Mattia, «nemmeno 8-10 ore son trascorse dalla foto messa sul mio profilo ai poliziotti dentro casa» .

E BERLUSCONI? «Adesso che nel tritacarne del web» c’è finita Boldrini, scrive Italia Oggi, «lei scopre che questo massacro mediatico irresponsabile fa male e si convince, nella sua visione ombelicale dei problemi, che è stata attaccata in quanto donna». Ma, prosegue l’editorialista in Diritto e Rovescio di oggi, «le basterebbe cliccare la parola “Berlusconi” su google per vedere che lei, nel tritacarne, c’è entrata solo con un mignolo». Selvaggia Lucarelli, giornalista di Libero, qualche giorno fa era stata anche più diretta: «La faccia di Berlusconi è stata incollata al corpo di chiunque, da quella di Schwarzenegger a quella dell’orango tango e nessuno ha mai mandato le forze dell’ordine a mo’ di teste di cuoio a casa del killer del Photoshop». Certo non sulla base di un’accusa di sessismo.