Posto fisso abortista. Feltri contro la Cgil

cgil-aborto-legge-194-ansa

Oggi su Libero Vittorio Feltri ha scritto un lungo articolo intitolato “Se fossi medico non farei aborti”. Il direttore, come è noto, non è esattamente un baciapile, ma sulla questione dell’aborto – come lui stesso rivendica – ha sempre avuto una posizione chiara tanto che, ricorda, nel 1993 gli fu assegnato il premio del Movimento per la vita per aver avuto il coraggio di esprimere pubblicamente la sua contrarietà.

IL CASO DI TRAPANI. Fatta questa premessa, Feltri racconta che nei giorni scorsi a Trapani è scoppiata una polemica perché nell’ospedale Sant’Antonio Abate l’unico medico che praticava aborti è andato in pensione. Uil e Cgil hanno protestato col direttore generale dell’Asp «per aprire un confronto sul problema dell’interruzione volontaria di gravidanza e sul potenziamento dei consultori».
«Il linguaggio sindacale – nota Feltri – è quello che è, ma in buona sostanza pretendono che l’autorità ospedaliera costituisca una task force di medici ginecologi che abbiano la coscienza fatta in un certo modo, cioè malleabile a ripristinare senza storie “il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza stabilito dalla legge 194”. Ciò che sta, secondo il mio modo di vedere, ad ammazzare una vita unica, non la vita sacra in generale, ma quella lì. Scrivono le due sindacaliste: “L’azienda sanitaria è tenuta a garantire alle donne il diritto di decidere della propria gravidanza, cosa che non è avvenuta a Trapani”. Non mi risulta che la legge dia la libertà di aborto, forse. Ma credo che di certo uno non possa essere obbligato da nessuno né a fare il mestiere che giudica essere più simile a quello del boia, e neppure a essere discriminato nei concorsi perché non vuole sottomettersi».

UN P.S. PER LA CGIL? Il finale è in pieno stile Feltri: «La Cgil non è nuova a queste azioni: apprendo che, su iniziativa di Camusso & C., il Tribunale dei diritti umani (sic) di Strasburgo ha di recente e senza scandali condannato l’Italia perché ci sono pochi medici abortisti. Pare che circa il 70% dei ginecologi si rifiuti di adempiere la pratica che giudicano in contraddizione con il loro giuramento di Ippocrate, lì dove si impone di non uccidere nessuno. O forse è stato introdotto un post scriptum sotto la spinta della Cgil? Detesto le prediche, per cui scusate l’omelia. Esistono però diritti che appartengono solo e sempre alla persona singola, non si possono stabilire a priori delle categorie per cui la coscienza non conta o è ritenuta un trucco per non lavorare. E fissare concorsi destinati solo a chi accetta di far fuori un bambino-non-nato viola il principio di uguaglianza. E forza esso sì la coscienza, comprandola con la promessa di un posto fisso».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •