Di che si stanno occupando i magistrati? Intanto le cose vengono giù

Di che si stanno occupando i magistrati?
Dovrebbero occuparsi di rei e reati; invece si occupano di morale.
Dovrebbero occuparsi di cose, invece fanno cattiva filosofia.
Dovrebbero pensare al corpo, invece si danno allo spirito.
Dovrebbero valutare i fatti, invece suppongono.

Si dice che reato sia parola che abbia a che fare con reo; e che reo derivi da res, che, come ognuno sa, significa cosa.
Anche chi fa discendere reo da reor (pensare o calcolare) la riferisce al debitore; a colui che ha da rendere conto alla giustizia, in quanto ritenuto colpevole, debitore appunto.
Insomma, per dirla con il prof. Paolo Grossi, storico del Diritto e giudice costituzionale, il diritto ha a che vedere con la carne.
Perciò un Diritto impuro.

Invece il giudice Tizio teorizza circa la perniciosità del “sentire comune”.
Il giudice Caio si riferisce alla “filosofia aziendale” dell’ormai ex-presidente di Finmeccanica, ora detenuto semplice.
Il magistrato Sempronio parla dell’indole naturalmente disposta a delinquere del cavalier B. e perciò si incarica di redimerlo, dandogli finalmente la lezione che si merita.
Per non dire del tale Patrizio che suppone che il ricorso al Segreto di Stato sia l’ostinata difesa di chi vuol nascondere le malefatte dei nostri Servizi. Una questione di Principio.
Un’altra, l’ennesima.

Intanto le cose vengono giù: le acciaierie chiudono, le aziende perdono clienti e quotazioni in borsa, le Regioni virtuose diventano associazioni a delinquere. E si sta peggio. Si grida nelle piazze. Si mandano tutti a casa. E si diventa ancora più poveri. Di cose e di umanità.
Ma il pane quotidiano non è preoccupazione di queste anime senza ombra, senza corpo, che vivono di principi, di supposizioni, di normatività, di teoremi. E poi vanno in politica. E faranno danni: perché la politica è res publica. E senza res diventa fumus, ideologia, etica senza sostanza.

Le anime senza ombra, così leggere, viaggiano con disinvoltura nella rete, nell’etere, nell’informazione.
Ma il loro vero dominio è la padronanza indebita del tempo.
Teorizzano, suppongono, accusano e sanno di innescare un meccanismo che durerà a lungo prima che l’ostinazione delle cose si incaricherà di fare giustizia.
Ma saranno passati anni: alcuni non ci saranno più, altri saranno invecchiati, molti avranno dimenticato.
Gli uomini senza ombra, che vivono di supposizioni, hanno rubato il tempo.
Come gli usurai.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •