Bersani tira fuori gli artigli: «Travaglio, non monopolizzare la morale»

Pier Luigi Bersani, ospite di Servizio Pubblico, le ha cantate a Marco Travaglio, spiazzandolo. L’editorialista del Fatto quotidiano ha insinuato l’esistenza di loschi giri di affari tra la Tav e le cooperative rosse legate al Pd. La risposta: «Anch’io ho un po’ di morale, mettere in dubbio la mia onestà Travaglio non può farlo».

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E bravo Bersani. Questa volta bisogna dirlo. Ieri sera il segretario del Partito democratico, ospite a Servizio pubblico, trasmissione diretta da Michele Santoro, ne ha dette quattro a Marco Travaglio, spiazzandolo. «Io a Travaglio gli faccio anche fare il piano generale dei trasporti, quello che non può fare è mettere in dubbio la mia onestà», ha ringhiato.

In un passaggio del suo editoriale, il giornalista del Fatto quotidiano ha fatto riferimento a una cooperativa “rossa” coinvolta nei lavori di realizzazione della Tav, insinuando che la vera ragione per cui il Pd appoggia la costruzione dell’Alta velocità, e contesta quella parte di No Tav che si dedica a sfasciare tutto, è appunto un interesse economico di parte. E Bersani, invece di rispondere con un proverbio ad hoc, invece di buttar lì un doppio senso, invece di elaborare una frase moscia e incomprensibile ai più, ha tirato fuori gli artigli e gliele ha cantate.

«Anch’io ho un po’ di morale» ha detto, «mettere in dubbio la mia onestà Travaglio non può farlo. I monopolisti della morale a me non piacciono». Ha poi lanciato un monito: «Attenzione, perché c’è un limite». L’editorialista del Fatto quotidiano è riuscito solo a pronunciare una frase in latino, paragonabile in quanto a efficacia solo ai modi di dire del segretario del Pd. A cui bisogna rinnovare i complimenti: bravo Bersani. Perché anche se il centrosinistra in quanto a «monopolizzare la morale» ne sa qualcosa, finalmente si ribella a chi fa dello “sfascio quotidiano” il suo lavoro. Forse ha finalmente capito le parole di Pietro Nenni: «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura».

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